I tagli dimezzano il numero delle province e costringono storiche città italiane come Pisa e Lucca, rivali fin dal Medioevo, alla convivenza..

Le misure di austerità costringono città rivali all’unione forzata

The Telegraph

Il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti spera di tagliare i duemila miliardi di euro di debito nazionale riducendo il numero delle province da 110 a 43, ridisegnando di fatto i confini amministrativi della nazione.

La misura, che risparmierà solo le province con una popolazione di almeno 350.000 abitanti ed una superficie di almeno 2.500 km2, è un tentativo del governo di far fronte alla lenta burocrazia italiana, con i suoi quattro livelli di governo: nazionale, regionale, provinciale e locale.

Tuttavia questa riforma, in linea con il piano d’austerità del governo, unirà antichi paesi e città che vantano differenti cucine, architetture, tradizioni culturali e dialetti e i cui abitanti spesso non provano molta simpatia l’uno per l’altro, anche se vivono a breve distanza.

“Meglio un cadavere in casa che un pisano all’uscio” dice un vecchio detto di Livorno, città non lontano da Pisa. Le città rivali si scambiano insulti sulla qualità delle loro cucine locali e la bellezza delle loro donne, in un paese dove l’identità regionale è spesso più forte del sentirsi italiani.

Con questa riforma vorrà dire, per esempio, che le città toscane di Pisa e Lucca, che sono divise da un’antica rivalità sin dal Medioevo, verranno accorpate in una nuova, unica provincia. Siena ed Arezzo, anche queste città toscane, saranno costrette ad abbandonare la loro autonomia, malgrado secoli di rivalità sanguinarie. “Non ci faremo sottomettere mai da Udine” dice Alessandro Ciriani, il presidente della provincia di Pordenone, anch’essa destinata all’estinzione. Un simile spirito di resistenza è stato espresso da altre province nel resto del paese.

Le rivalità regionali rimangono forti in Italia, che prima dell’unificazione nel 1861 era un mosaico di città-stato, regni e territori papali. Al tempo dell’unificazione esistevano solo 59 province, ma nel corso del secolo il numero aumentò a dismisura.

Le riforme suoneranno a morto per molte province create da Benito Mussolini durante l’era fascista, quando questi costruì nuove città come Latina, a sud di Roma.

I governi provinciali hanno potere decisionale su urbanistica, trasporti, forze di polizia e vigili del fuoco, ma i critici si sono a lungo chiesti se le province siano davvero necessarie. Filippo Patroni Griffi, Ministro per la pubblica amministrazione, afferma che la riorganizzazione verrà effettuata entro la fine dell’anno. Nel passato simili proposte hanno suscitato forti proteste in tutto il paese e il governo ben presto si ritroverà a combattere con i governi provinciali.

Monti, che ha rimpiazzato la coalizione di destra di Silvio Berlusconi a novembre, ha avvertito lo scorso venerdì che è essenziale mantenere il ritmo delle riforme.

[Articolo originale "Feuding Italian cities forced together in cost-saving measure" di Nick Squires]

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Traduzione di:
Simone SerraRepubblica ceca Simone Serra
Revisione di:
Lillo Montalto Monella