Letizia Battaglia a Trame 2.

Immagini oscure

The Economist

LAMEZIA TERME

Tre guerre di mafia hanno insanguinato Lamezia Terme, una città polverosa e fatiscente che sorge sulla costa occidentale della Calabria. La più recente si è conclusa nel 2008, dopo otto anni di lotte tra clan locali appartenenti alla ‘ndrangheta, costate la vita a 50 persone, mentre 12 sono riuscite a salvarsi. La collaborazione con i magistrati inquirenti da parte di un membro di uno dei clan dovrebbe portare presto alla cattura di una serie di personaggi sospetti, mandando in frantumi l’attuale pax mafiosa.

Lamezia è una città dalla pessima reputazione, dove i clan riscuotono il pizzo da quasi tutte le ditte della zona, secondo quanto afferma Pasqualino Rettura, giornalista di cronaca nera locale. Ciò nonostante la città sta lavorando per farsi riconoscere come un luogo rispettoso della legge. Per questo motivo ha ospitato Trame 2 dal 20 al 24 giugno, un festival di libri sulla mafia. Giunto alla seconda edizione, l’evento ha visto gli autori di circa 50 libri discutere il proprio lavoro insieme a docenti universitari, giornalisti e magistrati. I dibattiti si sono svolti presso il Palazzo Nicotera, risalente al XVIII secolo, mentre due stanze a volta nel cortile del palazzo hanno ospitato 25 scatti di Letizia Battaglia. Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme e bersaglio di minacce mafiose, descrive la mostra come “un importante evento di valore storico e artistico”. Intitolata Dignità e Libertà, è parte di un programma promosso da Banca Etica, una banca cooperativa a sostegno della cultura civica e della legalità.

Le fotografie in bianco e nero di Letizia Battaglia, scattate principalmente a Palermo negli anni ‘70 e ‘80, hanno colpito profondamente Lamezia Terme. Queste immagini trasmettono, infatti, le contraddizioni del Sud d’Italia e parlano di criminalità, povertà, tragedie personali, religione e ipocrisia. La brutalità della mafia confluisce interamente in uno scatto del 1982 che raffigura tre corpi in una stanza spoglia, uno dei quali appartenente a una prostituta uccisa perché aveva infranto le regole della mafia.

La mostra include il ritratto sorprendente della giovane vedova di un uomo della scorta di Giovanni Falcone, magistrato anti-mafia assassinato nei pressi di Palermo nel maggio 1992. Un’altra immagine ritrae la folla ai funerali del sindaco di Castelvetrano, ucciso dalla mafia nel 1980. In una fotografia del 2001, che ritrae Felicia Bartolotta Impastato, donna anziana dai capelli bianchi e dal volto malinconico, il cui figlio Giuseppe è stato assassinato dalla mafia nel 1978, Battaglia coglie abilmente come il tempo non sempre riesca a cancellare il dolore della perdita.

Nata a Palermo nel 1935, tra il 1974 e il 1990 Letizia Battaglia ha lavorato come fotoreporter per L’Ora, un quotidiano della città, occupandosi di guerre di mafia e omicidi. Tra le sue fotografie, purtroppo non incluse nella mostra, ci sono quelle di Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio, in compagnia di un noto mafioso (Andreotti dirà più tardi di non averlo mai incontrato). Battaglia conosce i siciliani. È difficile non provare un senso di disagio quando si guarda la foto scattata nel 1976 che ritrae la nobiltà palermitana a un ricevimento nella sala da ballo di Palazzo Ganci, dove Luchino Visconti ha girato la famosa scena de “Il Gattopardo”. Chi sono quegli uomini e quelle donne in abiti così formali? Cosa stanno pensando realmente? Il proprietario del palazzo, il principe Vanni Calvello di San Vincenzo, in seguito sarà arrestato come uomo d’onore.

Non c’è gioia nel lavoro inquietante di Letizia Battaglia né tanto meno un barlume di speranza. Guardando i ritratti della fine degli anni ’70 di bambini siciliani che vivono in condizioni di squallore e povertà, che portano il pane nel quartiere povero della Kalsa, dove è nato e cresciuto Falcone, o che lavano i piatti in una Monreale sporca e unta, è difficile immaginare che questi ragazzi possano riscattarsi in futuro. Per Lirio Abbate, direttore di Trame, un siciliano che ha lavorato a Palermo per molti anni (e che ora vive a Roma, sempre accompagnato dalla scorta), la mostra della signora Battaglia riporta alla memoria un tragico, e non abbastanza distante, passato.

[Articolo originale "Dark images"]

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Traduzione di:
Valentina MicheliItalia Valentina Micheli
Laureata in interpretazione di conferenza, ha vissuto a Parigi, Londra e Göteborg. Collabora con IDE traducendo dall'inglese.
Revisione di:
Claudio Campani