Valentino, un’icona della moda, è stata venduta ad un gruppo arabo. E fallisce un’industria automobilistica.

Le grandi marche del design italiano vittime della recessione

Clarin

Roma – La profonda crisi globale a cui è soggetta l’Italia, che quest’anno vive una recessione stimata al 2,4%, ha prodotto un altro duro colpo all’orgoglio peninsulare: la privatizzazione del gruppo Valentino, che con Armani formava il duo di marche italiane più prestigiose nel rutilante mondo della moda internazionale. È stato annunciato ieri che la maison, in mano alla famiglia Marzotto, grandi fabbricanti di vestiti e prodotti tessili in generale, è finita per 720 milioni di euro nelle mani del fondo sovrano del Qatar.

Il piccolo e ricchissimo stato del Golfo Persico, che abbonda di petrolio, è governato dalla monarchia dell’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, proprietario della rete televisiva mondiale araba Al Jazeera. L’emiro ha seguito il consiglio della seconda delle sue tre mogli, appassionata di moda italiana.

L’emiro e signora hanno viaggiato in Italia e l’altro ieri [10 luglio 2012, NdT] hanno fatto visita al presidente italiano Giorgio Napolitano. Lei, Sheikha Mozah, è una bella ed elegante signora che si mostra molto contenta per l’acquisto del gruppo Valentino, che sta tornando al primo posto della scala internazionale grazie ad un gruppo di direttori creativi della moda di altissima levatura.

Valentino Clemente Ludovico Garavani ha compiuto 80 anni due mesi fa. Nel 2007 si è ritirato dal gruppo che porta il suo nome dopo averlo portato al vertice delle casa di moda del mondo, vendendolo alla famiglia Marzotto. Valentino è ricchissimo e vive tra i sontuosi palazzi che possiede a Roma, Milano, Parigi, Londra, New York ed altre metropoli, accompagnato dal suo compagno, l’ex modello nordamericano Bruce Hoeksema e una vasta corte di amici.

Ieri [11 luglio 2012, NdT] la giustizia italiana ha decretato definitivamente anche la bancarotta di un altro simbolo del design italiano, questa volta del mondo dell’automobile di Modena. Si tratta del gruppo De Tomaso, fondato dall’argentino Alejandro De Tomaso, che da giovane è stato giornalista del Clarín e come pilota ha gareggiato nella Formula 1 tra il 1957 e il 1959 senza molta fortuna.

De Tomaso ha avuto successo con le “fuori serie” di gran lusso. È stato anche per anni proprietario della Maserati e della Innocenti, oltre che delle fabbriche di motociclette Benelli e Guzzi. L’imprenditore argentino è morto nel 2003 e i suoi sogni industriali sono rimasti in mano alla Fiat, che li ha rimessi poi sul mercato.

La situazione italiana continua ad essere molto difficile. La Borsa di Milano è caduta ieri di un 2% e il tasso di interesse dei titoli pubblici decennali è salito al 5,90%. L’Italia è già alle porte della lista fatale dei paesi sotto il controllo della Banca Centrale Europea, del FMI e della Commissione Europea. Sebbene il primo ministro Mario Monti abbia detto che spera di non dover chiedere un salvataggio per utilizzare il fondo salva-Stati per impedire che continuino ad aumentare i tassi d’interesse dei titoli, di fatto la richiesta formale è stata già concretizzata da Monti a Bruxelles.

Ieri, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha detto che “nel migliore dei casi” il Prodotto Interno Lordo italiano cadrà di un 2,4% quest’anno, accentuando in maniera marcata il fenomeno recessivo dell’economia nel secondo semestre.
Squinzi ha espresso pubblicamente alcune verità a Monti, il quale lo ha accusato di far alzare i tassi d’interesse con le sue dichiarazioni. Il leader degli industriali aveva detto che l’ultimo pacchetto di misure d’austerità nel settore pubblico, con tagli di 26 miliardi di euro in tre anni, era una “macelleria sociale”.

[Articolo originale "Las grandes marcas del diseño italiano, víctimas de la recesión" di Julio Algañaraz]

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Traduzione di:
Simone GiovanniniItalia Simone Giovannini
Laureato in Lingue e culture straniere. Per Italia dall’estero traduce dalla lingua spagnola.
Revisione di:
Amina IacuzioElena Bergamaschi