Il Cavaliere preannuncia un ritorno che turba la vita politica italiana. Il magnate mantiene un profilo ambiguo e si dà da fare per ripulire la sua immagine.

L’ultima commedia di Berlusconi

El País

Ai bravi attaccanti basta una semplice finta, senza nemmeno toccare il pallone, per mettere a terra quattro difensori. È quel che ha appena fatto Silvio Berlusconi. Mai parlando in via ufficiale, ma solo alimentando le voci sul suo ipotetico ritorno in politica, ha sollevato un putiferio. Il problema è che Berlusconi non è mai stato uno stilista raffinato ma solo un elemento di disturbo il cui gioco sporco e sleale ha condotto l’Italia alla rovina economica, politica e morale.

Ora che il paese, sotto la guida di Mario Monti e con l’appoggio responsabile dei principali partiti, cerca a malapena di rialzarsi, Berlusconi, l’ex primo ministro degli scandali sessuali, delle battute razziste e delle leggi ad personam, minaccia di tornare. O invece è solo una commedia, l’ultima commedia?

Da qualche settimana Silvio Berlusconi, 75 anni, separato, padre di cinque figli e nonno di sei nipoti – fra qualche ora dovrebbe nascere il settimo – è a dieta di cibo e dichiarazioni. L’amico Bruno Vespa, conduttore di uno dei programmi Rai più popolari, racconta che il precedente primo ministro ha già perso alcuni chili. Non solo di grasso. Il Cavaliere sta cercando di ricostruire la propria immagine – impresa senza dubbio titanica – e allontanare quella che in modo così efficace ha coltivato negli ultimi 18 anni.

Bastino tre esempi. Il primo è che, almeno formalmente, Berlusconi vorrebbe riappacificarsi con l’ex moglie Veronica Lario, offrendo – a mo’ di canto del cigno – l’immagine di capo di una famiglia armoniosa. Allo stesso tempo, il magnate si starebbe dando da fare affinché Nicole Minetti, la bella igienista dentale che trasformò in consigliera della regione Lombardia e reclutatrice di ragazze, abbandoni la sua poltrona. Su di lui e sulla Minetti ancora grava l’accusa di induzione alla prostituzione dell’allora minorenne Karima el Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori, nel processo in corso a Milano.

Il terzo esempio riguarda la sua presunta intenzione di presentarsi nuovamente alla presidenza del governo italiano nella primavera del 2013 come candidato del suo partito, il Popolo della Libertà: il suo vice dovrebbe essere una donna. Ma niente giovani modelle disposte a travestirsi da Obama o Ronaldinho per poi denudarsi. Si tratterebbe invece di una donna di rilievo nel mondo politico o imprenditoriale che implicitamente lanci all’elettorato femminile il messaggio che Berlusconi non è più il vecchio sguaiato che organizzava feste a base di bunga bunga – “cene eleganti con spettacoli di burlesque” secondo le sue dichiarazioni – ma un vero statista. Perché, e questo è il bello, Berlusconi si ritiene vittima di un’ingiustizia.

A detta di quelli che parlano per conto dell’ex premier, questi vorrebbe tornare in politica in cerca di giustizia. Oltre a Bruno Vespa lo afferma Angelino Alfano, segretario generale del PdL: “C’è un motivo che lo ha spinto a questa decisione. È il desiderio legittimo di avere un giudizio popolare sugli anni più difficili della storia repubblicana. Gli anni bui della crisi economica ingiustamente attribuita a Berlusconi. Gli anni dell’aggressione moralista trasformata in processo penale… Alla fine di un quinquennio del genere è giusto che il protagonista di questa storia chieda al popolo una nuova valutazione e un nuovo mandato”.

È curioso, molto curioso, che l’autore di queste parole – di questa benevola interpretazione delle intenzioni del suo capo – sia proprio il massimo perdente di questa storia. Angelino Alfano, 41 anni, avvocato e ministro della Giustizia tra il 2008 e il 2011, era considerato il delfino di Berlusconi, il quale aveva organizzato tutto per farlo eleggere, giusto un anno fa, suo successore a capo del PdL nonché possibile candidato del centrodestra (invece di indire le primarie) alla presidenza del governo nelle prossime elezioni.

Sebbene carente di carisma e costantemente sotto l’ala minacciosa di Berlusconi, Alfano ha cercato negli ultimi mesi di fare in modo che il PdL – più che un partito, una fattoria – si adeguasse ai nuovi tempi. Insieme ai leader di sinistra, Pier Luigi Bersani, e di centro, Pier Ferdinando Casini, ha concesso al governo tecnico di Mario Monti l’appoggio necessario per portare avanti le riforme che gli richiedeva Bruxelles. Seppur con molti difetti del passato – la corruzione endemica, i privilegi – sembrava che la politica italiana si stesse svegliando da un incubo durato due decenni.

Tuttavia, a metà di questa settimana, il passato è diventato presente. Non c’è dubbio che la lunga e molto potente mano del Cavaliere c’entra qualcosa con la diffusione di un sondaggio secondo cui, con Alfano candidato e senza Berlusconi, il PdL crollerebbe all’8% dei voti. La situazione migliorerebbe dal 17% al 21% se Alfano fosse il candidato e Berlusconi rimanesse come figura di rappresentanza alla presidenza del partito. E, in conclusione, i voti aumenterebbero fino al 30% circa se il candidato fosse di nuovo Berlusconi, anche se a capo di un partito con altro nome ed altra bandiera… Qualche ora dopo la pubblicazione dell’innocuo sondaggio Angelino Alfano, il delfino, ha scritto sul suo profilo di twitter: “Tanti chiedono al Presidente Berlusconi di candidarsi. Io sono in testa a questi. Se deciderà di farlo sarò e saremo al suo fianco”. L’operazione di ritorno al passato aveva inizio. Si dice che al successore frustrato sia scesa qualche lacrima.

Berlusconi è rimasto in silenzio, o meglio ha parlato per bocca di altri: “Mi dicono che tutto il mondo imprenditoriale desidera che io torni”. L’ex primo ministro si è lasciato voler bene. Durante le ultime settimane lo abbiamo visto a Milano o scendere dall’aereo in Sardegna. Tuttavia, proprio contemporaneamente alla pubblicazione dei sondaggi, Berlusconi è tornato nella sua lussuosa dimora romana, palazzo Grazioli. Da lì può vedere la reazione dei politici al suo possibile ritorno. Incredulità, scetticismo e allarme.

Nessuno – salvi i suoi fedelissimi – la considera una buona notizia. C’è chi la prende con sarcasmo e c’è perfino a sinistra chi anticipa che, tra il vecchio populista e la new entry del comico Beppe Grillo, è sempre meglio scegliere qualcuno di cui si conoscono i difetti piuttosto che il nuovo che ancora non si conosce. Sul Corriere della Sera Massimo Franco fa un sunto: “Un Pdl che contiene la carica antisistema di Grillo non fa troppa paura. Ma un Berlusconi «grillino» allarma. Per ora le cancellerie occidentali tacciono. Ma da ieri hanno un’arma in più contro l’Italia”. Il Vaticano, sempre presente nella vita italiana, tramite i suoi canali puntualizza che è una cattiva notizia – anche se Berlusconi ha sempre trattato la Chiesa con guanti bianchi – e i quotidiani dicono che tanto Monti quanto i suoi colleghi europei sono inorriditi solo all’idea. La questione è: che cosa vuole realmente Berlusconi?

All’amico Bruno Vespa ha detto: “Alle elezioni politiche del 2008 abbiamo preso il 38%. Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all’8%, che senso avrebbero avuto 18 anni di impegno politico? Avrei voluto dare l’annuncio più in là, magari all’inizio dell’autunno. Ma qui non si riesce a tenere niente di riservato”. Dopo averlo visto per due decenni ogni giorno in televisione, nei tribunali e al governo, sarà difficile trovare un italiano capace di prendere come oro colato le parole di questo grande commediante chiamato Berlusconi. Che cosa cerca davvero? Nessuno lo sa. Forse vuole solo blindarsi ancor di più contro i processi in corso.

Ad ogni modo, furbo e imbroglione come solo lui sa essere, ha già iniziato a diffondere due argomenti. Che abbandonò il Governo italiano di sua iniziativa, senza alcuna sconfitta, e che quel maledetto spread ancora è ancora agli stessi livelli di quando se ne andò e subentrò Monti. Il piromane a tu per tu col pompiere. L’ultima commedia – o tragicommedia – di Berlusconi.

[Articolo originale "La última comedia de Berlusconi" di PABLO ORDAZ]

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Traduzione di:
F
Francesco PasquarelliItalia Francesco Pasquarelli
Amante della movida madrilena e di Calderón de la Barca, del Colosseo e di Trastevere, da sempre contendono le sue attenzioni la capitale spagnola e la Città Eterna.
Revisione di:
Elena BergamaschiAmina Iacuzio