StampaGood Italy, Bad Italy: Why Italy Must Conquer Its Demons to Face the Future. Di Bill Emmott. Yale University Press; 288 pagine; £18.99. Anche dopo l’ultimo salvataggio dell’euro a Bruxelles, […]

Il futuro dell’Italia: lunga vita

The Economist

Good Italy, Bad Italy: Why Italy Must Conquer Its Demons to Face the Future. Di Bill Emmott. Yale University Press; 288 pagine; £18.99.

Anche dopo l’ultimo salvataggio dell’euro a Bruxelles, l’Italia rimane una bomba ad orologeria. Il suo debito pubblico pari a quasi 2000 miliardi di euro è il terzo più grande del mondo, il che lo rende troppo grande per essere ignorato. L’Italia ha perso la sua competitività. E la sua economia è stagnante: tra il 2001 e il 2012 il PIL si è ridotto, una performance peggiore di qualsiasi altro Paese ricco. Per fortuna, come afferma Bill Emmott in questo libro, l’Italia ha avuto, a partire dallo scorso novembre, un governo tecnico guidato da Mario Monti che è il primo governo di riforma da anni.

Emmott, che è stato caporedattore di questo giornale dal 1993 al 2006, è diventato esperto dell’Italia, in parte a causa dalle battaglie per diffamazione con il predecessore di Monti, Silvio Berlusconi. Il suo ottimo saggio è la versione inglese aggiornata di quello pubblicato in lingua italiana nel 2010 con il titolo “Forza, Italia” (un gioco di parole tra il partito di Berlusconi e lo slogan calcistico). La tesi di Emmott è meglio descritta dal nuovo titolo: nella realtà, esistono due Italie. È quello che si dice spesso circa il nord ed il sud. In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, commemorato lo scorso anno, alcuni commenti caustici hanno insinuato che l’evento, piuttosto che unire l’Italia, ha diviso l’Africa. Ma la divisione di cui parla Emmott non è questa.

Il saggio si concentra piuttosto sugli elementi positivi e negativi che si trovano in tutta Italia, da nord a sud. Fra gli esempi positivi si citano Monti, i giovani imprenditori, l’industria forte (in Europa l’Italia è seconda solo alla Germania), il rilancio della Fiat e Torino. Tra quelli negativi si trovano Berlusconi, il crimine organizzato e la corruzione, il settore pubblico, la burocrazia e Napoli.

Emmott racconta una serie di aneddoti interessanti sulle persone e sulle aziende con cui ha avuto a che fare nei suoi viaggi, in particolare nel corso della realizzazione di un documentario. Nel clima di sconforto diffuso, fa piacere leggere quanto c’è di positivo in Italia: la lotta al crimine organizzato in meridione, il potere d’esportazione delle aziende a conduzione familiare del nord, l’impatto delle riforme di Monti. L’autore trova svariati motivi per continuare a sperare.

Eppure, complessivamente, il suo libro sembra un po’ troppo ottimista. Monti non potrebbe essere più audace, ma ha perso in popolarità, alcune delle sue riforme sono state ridimensionate e le sue abilità esecutive calano con l’avvicinarsi delle elezioni primaverili. Il movimento anti-mafia in Sicilia va rafforzandosi, ma il crimine organizzato si è diffuso anche al nord. Molti giovani italiani hanno talento e voglia di fare, ma in troppi sfruttano queste qualità all’estero piuttosto che in patria.

Soprattutto, ci vorranno anni perché i profondi fallimenti strutturali dell’Italia – un settore pubblico inefficiente, prospettive demografiche scoraggianti, università scadenti, un sistema giudiziario disastrosamente lento – vengano corretti. La crisi dell’euro ha richiamato l’attenzione sull’urgente bisogno di riforme, ma allo stesso tempo ha bloccato la crescita, rendendole più difficili. E in Italia sono pochi i liberali che credono davvero nelle riforme.

All’inizio Emmott nota le inquietanti similitudini tra la situazione attuale e i primi anni ‘90, quando i problemi economici dell’Italia emersero per la prima volta. Un inizio promettente è stato seguito da un ventennio sprecato, in gran parte a causa dell’entrata in politica di Berlusconi. L’era del magnate dei media potrebbe essere finita (anche se non è ancora certo). Ma nuovi populisti stanno nascendo, e le prossime elezioni potrebbero rivelarsi confuse. L’Italia deve ancora trovare il prossimo salvatore.

[Articolo originale "Long Life" di John Peet]

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Traduzione di:
Noemi AlemanniItalia Noemi Alemanni
24 anni e tanta voglia di fare. Sono laureata in lingue straniere e ho una passione smisurata per la letteratura ed il giornalismo. Spero di riuscire a coniugare le due cose come traduttrice. Nel frattempo, continuo a studiare: con le lingue non si finisce mai!
Revisione di:
Margherita Beltrame