‘In molti romanzi polizieschi, gli eventi sembrano separati dal contesto. Io ho deciso deliberatamente di aggiungere una narrazione critica dei miei tempi’.

Andrea Camilleri: una vita per i libri

The Guardian

Quando si parla di uno scrittore “famoso”, il termine è spesso abusato: molti vincitori del Premio Nobel per la Letteratura e molte star delle riviste letterarie sarebbero riconosciuti da pochi, per le vie del centro. Ma, in Italia, si capisce subito che Andrea Camilleri è davvero famoso. In un caffè vicino al Vaticano, preparandomi per l’intervista, sul tavolo ho una pila di edizioni inglesi delle sue collane di romanzi sull’ispettore siciliano Salvo Montalbano – la più recente, Il Campo del Vasaio.

Clienti e camerieri, riconoscendo il nome sulle copertine, ma non il design o i titoli, afferrano i libri ed esclamano “Camilleri!” o “Montalbano!”, curiosi di sapere il motivo del mio evidente interesse per uno degli scrittori più famosi d’Italia, che è anche una celebrità dei media per il suo ruolo di critico politico in televisione. È così riconoscibile che un comico della TV, Fiorello, ne fa una celebre imitazione. Quando dico a una donna che sono venuto qui per intervistare l’autore, con la faccia dispiaciuta mi dice: “Oh, no! Sei nel posto sbagliato! Lui vive in Sicilia!”

In effetti Camilleri viene dalla Sicilia, è nato a Porto Empedocle nel 1925  e il giorno in cui ci incontriamo partirà per tornare a casa per l’estate, ma vive  e lavora principalmente in un appartamento all’ultimo piano di un complesso di ville della Roma bene, vicino alla sede centrale della RAI, l’emittente italiana per cui lavora da tempo e che adesso produce una serie TV su Montalbano con un altissimo indice di ascolti (trasmesso dalla BBC4 in Gran Bretagna). Questa serie ha aumentato la fama del personaggio e del suo autore. L’impatto crescente dei libri fuori dall’Italia è stato riconosciuto anche la scorsa settimana, quando Camilleri ha ricevuto l’International Dagger, il più alto riconoscimento straniero della British Crime Writers Association.

Nel soggiorno della sua casa romana i libri sono accuratamente riposti in scaffali che arrivano fino al soffitto. Accendendo una delle tante sigarette – l’agilità della sua mente e del suo corpo a 86 anni sfida l’opinione medica sui rischi del fumare ininterrottamente – Camilleri indica una libreria centrale, spiegando che quella contiene ”i miei autori più importanti”. Qui ci sono le opere complete di James Joyce, George Simenon e di due scrittori siciliani: Leonardo Sciascia (1921-1989), un pioniere del romanzo poliziesco con libri come Il giorno della civetta, e Luigi Pirandello (1867-1936), le cui opere come ad esempio Sei personaggi in cerca d’autore, vennero dirette da Camilleri durante una lunga carriera in teatro, e le cui brevi storie influenzano i suoi romanzi.

Sciascia fu un caro amico e rimane un’ispirazione postuma. “Lo chiamo l’elettricista Sciascia. Quello che voglio dire è che, quando ho le pile scariche, prendo un libro di Leonardo, lo apro, leggo due pagine e le mie batterie sono ricaricate.” Indicando i tanti volumi di Pirandello, lo scrittore spiega che una statua del Premio Nobel 1934 è a Porto Empedocle. Recentemente, le autorità hanno deciso di porle vicino un’immagine dell’Ispettore Montalbano, come parte di un tributo a Camilleri che include anche lo straordinario passo dell’aggiunta ufficiale al nome della città della parola “Vigàta”, la località fittizia del poliziotto.

Ridendo a squarciagola, lo scrittore spiega: “La statua di Pirandello ha le dita della mano in questa posizione…”, e usa la sua mano per fare il gesto di un bambino che mima una pistola. “E, visto dove si trova la statua di Montalbano, è come se Pirandello stia puntando verso di lui e dica ‘Cosa stai facendo qui?’”.

Fino ai 70 anni, Camilleri era uno scrittore minore di romanzi storici ed era più conosciuto come un direttore di Pirandello. Era un autore in cerca di un personaggio, e quel personaggio alla fine si è materializzato in Montalbano. Quando un protagonista diventa un fenomeno, a me interessa sempre sapere se lo scrittore si ricorda il momento esatto in cui lo ha realizzato. Camilleri se ne ricorda: “So esattamente quando è arrivato. Nel 1993 mi ero arenato con il romanzo storico Il birraio di Preston. Non riuscivo a organizzarlo nel modo che volevo, non avevo trovato la chiave per la sua struttura, così decisi che la soluzione migliore era metterlo da parte e scrivere qualcos’altro. Così mi sono chiesto: cosa posso scrivere? All’epoca, il modo in cui scrivevo i romanzi era di iniziare con la prima cosa che mi colpiva di un certo argomento. Non era metodico: la prima cosa che scrivevo non era mai il primo capitolo, forse sarebbe diventato il quarto o il quinto. Allora mi sono detto: potrei scrivere un romanzo dal primo all’ultimo capitolo in un perfetto ordine logico. Vedevo il genere thriller come una gabbia che non ti permette di scappare. E così ho iniziato a scrivere il primo romanzo di Montalbano, La forma dell’acqua.”

Inizialmente l’investigatore principale era chiamato semplicemente “Il commissario”, ma Camilleri era consapevole di subire l’influenza dello scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, che ha scritto una serie con l’investigatore Pepe Carvalho, e così battezzò il suo nuovo personaggio per gratitudine; casualmente, Montalbano è anche un cognome comune in Sicilia.

Camilleri pensava che la storia fosse finita con il secondo romanzo, Il cane di terracotta, ma spiega: “Ricevevo continue telefonate dal mio editore che mi bombardava con: ‘Oh no, devi assolutamente darmi un altro Montalbano’ e così è cominciata la storia di Montalbano.”

Parte del successo della serie è derivato dalla sua popolarità come lettura estiva; i libri potrebbero essere responsabili dell’aumento dei guadagni dei ristoranti nei posti di villeggiatura, perché una caratteristica principale di Montalbano è il suo amore per il cibo. Chiamato per il ritrovamento di un corpo ne Il campo del vasaio, il poliziotto fa una pausa per divorare un picnic consistente di “uno sfilatino, una toma intera di formaggio e un fiasco di vino”. “Non ritengo che sia un ingordo” spiega Camilleri. “È come nei libri di Simenon dove Maigret è un uomo che ama il buon cibo. Penso che sia una specie di inconscia vendetta della vitalità, l’affermazione di essere vivo a dispetto delle morti continue. Forse mangiare, a livello subconscio esprime il piacere di sentirsi vivi. Una forza vitale.”

Uno dei piaceri dei libri per i lettori di lingua inglese, fin da quando la serie ha iniziato ad apparire nel 2005 nella elegante traduzione di Stephen Sartarelli, è il modo in cui rappresenta la storia italiana degli ultimi venti anni: la transizione dalla lira all’euro, le fluttuazioni nei metodi e nell’impatto della mafia, il periodo turbolento del governo di Silvio Berlusconi. Mi chiedo se Camilleri avesse scelto consciamente di usare il romanzo poliziesco come critica sociale. “Certo, è sempre stato il mio obiettivo. In molti romanzi gialli, gli eventi sembrano completamente distaccati dal contesto economico, politico e sociale in cui le storie si realizzano. Ciò mi riporta all’esempio di Maigret. Non c’è quasi niente della storia della Francia nei libri di Maigret. Non c’è alcun fatto sociale o evento che permetta di individuare il periodo storico. Nei miei libri ho deciso deliberatamente di introdurre in un romanzo investigativo un commento critico dei miei tempi. Questo mi ha anche permesso di mostrare la crescita e l’evoluzione del personaggio di Montalbano.”

Negli episodi recenti, Montalbano ha mal digerito gli anni di Berlusconi. In La vampa d’agosto, trasforma la citazione dantesca dell’Italia come “una barca senza timoniere” in una riflessione sul Paese che ha, nel suo magnate dei media e Presidente del Consiglio “un timoniere di cui potremmo fare a meno”. La luna di carta contiene un lungo sfogo sull’ascesa al potere di Berlusconi. Quando questi passaggi vengono citati, Camilleri risponde: “Guarda (…) sono orgoglioso di essere uno dei primi sottoscrittori dell’appello scritto dal filosofo italiano Norberto Bobbio, quando Berlusconi decise di entrare in politica. In quell’appello imploravamo gli italiani di non votare per lui. Quindi il mio anti-berlusconismo è di vecchia data e sfortunatamente avevamo ragione. Perché il danno che Berlusconi ha fatto non è stato sempre visibile durante il suo periodo al governo, ma lo si può vedere adesso. Questi sono problemi che l’attuale governo tecnico si trova a dover risolvere.”

In un altro dei romanzi recenti, il commissario si lamenta delle influenze esterne sullo stato italiano: la nazione serve due padroni, si lamenta, l’America e la Chiesa Cattolica. “Ah. Stai attento alle date di questi libri,” dice Camilleri. “I romanzi di Montalbano sono spesso pubblicati due o tre anni dopo che ho scritto il libro. Quel particolare romanzo l’ho scritto nel periodo in cui il presidente americano Bush chiedeva aiuto all’Italia per aiutare l’America nelle sue guerre; era il periodo di Tony Blair. Ma che la Chiesa abbia un’influenza enorme sulla politica e sulla vita italiana è indiscutibile. Quello che intendo dire è che il nostro è uno stato secolare, ma spesso ci si dimentica.”

Mentre Berlusconi e Bush sono bersagli in alcuni libri, la mafia, come il Vaticano, è una presenza di sottofondo costante. Il campo del vasaio, si apre con un incubo del commissario nel quale la mafia ha formato il governo e adesso dirige apertamente l’Italia, anziché dietro le quinte. L’opposizione netta di Camilleri nei confronti di Cosa Nostra è motivata in parte dal suo luogo di nascita (la Sicilia è la terra della mafia) e in parte dalle sue letture: il suo eroe Sciascia scrisse Il giorno della civetta, il primo romanzo antimafia, e i libri di Montalbano hanno lo stesso fine.

“Una cosa incredibile che succede in Italia,” dice Camilleri, “è che abbiamo parlamentari e senatori coinvolti con la mafia. Continuano a farsi chiamare onorevoli, quando non lo sono affatto. Ci manca poco e la mafia prende il potere. Per lo meno fino a poco tempo fa, perché fortunatamente le cosa ora stanno cambiando; l’incubo di Montalbano aveva buone probabilità di diventare realtà. Io sono stato più duro nei libri a questo proposito di quanto lo siano gli adattamenti per la televisione. Per me era come dare un avvertimento ai miei lettori.”

É arrabbiato per quello che vede come una trasposizione hollywoodiana affascinante e mitica della mafia – il libro presenta incisi sarcastici su Il padrino – e mira a rispondere con rappresentazioni più realistiche e critiche.

Dunque ha mai avuto paura della malavita? “La mafia non è interessata ai romanzi. L’attenzione culturale della mafia si estende alla TV e ai giornali – non sono interessati alla narrativa. La mafia non ha dato problemi a Sciascia quando ha scritto Il giorno della civetta. Giudicano i lavori di fantasia come irrilevanti.” Durante la domanda seguente, afferra il braccio dell’interprete, Carlo Catalogna, e dice: “Voglio aggiungere anche che la mafia uccide i giornalisti e non i romanzieri.”

A parte la mafia, un’altra importante influenza siciliana sui libri è di natura linguistica. I romanzi di Montalbano sono scritti combinando l’italiano tradizionale e la lingua siciliana, in un modo che il traduttore Santarelli rende in inglese attraverso l’uso del cockney ed altri dialetti. “Sì” spiega Camilleri “ho studiato quando i siciliani usano il dialetto e quando la lingua nazionale. Il dialetto è sempre confidenziale, una relazione non istituzionale, intima, un’atmosfera amichevole. L’uso della lingua italiana crea un’immediata situazione di ufficialità, una distanza. L’italiano è usato per fare le leggi, per esortare all’intimidazione, al potere, alla distanza, all’enfasi.” Come immagine esplicativa, ricorda il magistrato antimafia Giovanni Falcone che conduceva un interrogatorio di un mafioso conosciuto come “Joe il conciatore”. Quando Falcone iniziò a rivolgersi a lui in siciliano con le parole “Vorrei chiederti…”, il criminale lo fermò insistendo di parlare solo in italiano piuttosto che nella loro comune lingua natia.

I romanzi polizieschi di Camilleri sono noti per occuparsi, con un tono inaspettatamente scherzoso e congeniale, di affari malvagi. “Lo humour è importante per me” ammette. “Non lo uso solo nei gialli, ma anche nei romanzi di altri generi. Il soldato che combatte la battaglia non sa quale sia la strategia dei superiori, ma uno scrittore deve conoscere la strategia del suo romanzo. E l’umorismo e l’ironia fanno parte della mia strategia.”Dietro le battute, una delle preoccupazioni ricorrenti dei libri è cosa significa essere un buon poliziotto italiano.

È un presupposto della giustizia britannica e americana che i poliziotti rimangano politicamente neutrali, sostenendo il governo di qualsiasi colore politico, ma Montalbano teme che le estremità politiche in Italia – inclusi comunisti, fascisti e l’amministrazione Berlusconi – potrebbero richiedere resistenza morale e una messa in discussione degli ordini. Sviluppa questo tema: ”Le caratteristiche di un bravo poliziotto oggi in Italia sono, primo: essere sordo alle pressioni politiche – è una situazione seria che è spesso un handicap per le operazioni della polizia. Secondo: qualche volta rifiutarsi di obbedire a un ordine è una virtù, non un peccato. Terzo: la lealtà verso la propria vocazione e verso quelle virtù che lo hanno reso poliziotto.”

Mi sembra che alcune tecniche del teatro pirandelliano – come i giochi sulla struttura e il testo nel testo – possano essere ravvisate nei libri di Montalbano. ”Sì. Il teatro mi ha insegnato molto sul dialogo. Quando scrivo un romanzo, se un nuovo personaggio entra, prima di tutto scrivo la conversazione che ha con un altro personaggio e poi lo descrivo fisicamente. Deriva sicuramente dalla mia esperienza teatrale. Ma è stata l’esperienza televisiva che mi ha insegnato l’arte di scrivere una storia poliziesca. Ero il produttore per la televisione italiana di 30 episodi dell’Ispettore Maigret e lavoravo al fianco di Diego Fabbri, lo sceneggiatore. Fabbri comprava cinque copie dello stesso romanzo. E si sa che in un romanzo, c’è la trama A che inizia e finisce, poi la trama B che inizia e finisce, poi la C quando la trama si riallaccia di nuovo alla trama A . E così via. Strappava le pagine e metteva tutte le trame in fila, poi – come se stesse giocando a carte – le mischiava in ordine sparso e scriveva nuovi collegamenti tra le scene. Anni dopo, scrivendo un giallo, tutto questo è ritornato da me.”

In comune con il suo creatore, Montalbano è un avido lettore di romanzi polizieschi. Gli sviluppi negli intrecci gli ricordano un dettaglio particolare di una storia di Maigret; in La pista di sabbia, il poliziotto interrompe un’investigazione per comprare una quantità notevole di romanzi del crimine svedesi, inclusi i libri di Henning Mankell. Guardando le mensole di Camilleri mentre parliamo, mi pare che contengano quasi tutti i più importanti romanzi polizieschi, inclusa la serie completa dei libri Rebus di Ian Rankin tradotti in italiano.

Ricordo che Rankin ha recentemente annunciato che sta riportando Rebus, ormai in pensione, in azione, sentendo nostalgia di lui, proprio come Conan Doyle ha dovuto salvare Sherlock Holmes dalla sua morte per annegamento nelle Cascate Reichenbach, quando i lettori protestarono per la sua fine. Ci sono stati finora 19 romanzi di Montalbano, di cui 13 tradotti in inglese a oggi. Quindi Camilleri ha mai riflettuto su come e quando potrebbe terminare la serie?

L’ho terminato cinque anni fa. In altre parole, il romanzo finale nella serie di Montalbano è già scritto e inviato alla casa editrice. Quando sarò stufo di lui o non riuscirò più a scrivere nient’altro, dirò all’editore: pubblica quel libro. Sherlock Holmes è stato recuperato…” – con la mano senza sigaretta mima il gesto di tirare il detective fuori dall’acqua – “ma non sarà possibile recuperare Montalbano. In quell’ultimo libro, è davvero finito.

Andrea Camilleri ha vinto il CWA International Dagger 2012 (per il giallo tradotto) per Il campo del vasaio, tradotto da Stephen Sartarelli. Camilleri parla con Mark Lawson in in Front Row, BBC Radio 4, Lunedi 9 luglio, ore 19.15.

[Articolo originale "Andrea Camilleri: a life in writing" di Mark Lawson]

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Traduzione di:
Armida FaienzaGran Bretagna Armida Faienza
Laureata in spagnolo e portoghese, attualmente sono in Gran Bretagna per migliorare l'inglese. Da grande mi piacerebbe lavorare in un settore che mi dia la possibilità di esercitarmi con le lingue! :)
Loredana SpadolaSvezia Loredana Spadola
Napoletana e ricercatrice in un’azienda farmaceutica a Göteborg. Lettrice vorace.
Revisione di:
Mara Colzani