Con i suoi modelli di Peugeot e Ferrari, l’ingegnere torinese deceduto martedì mattina all’età di 85 anni, aveva gettato le basi dell’automobile elegante e delle utilitarie del XX secolo.

Sergio Pininfarina, il designer italiano più vicino alla Francia

Le Figaro

Con i suoi modelli di Peugeot e Ferrari, l’ingegnere torinese deceduto martedì mattina all’età di 85 anni, aveva gettato le basi dell’automobile elegante e delle utilitarie del XX secolo.

Il suo nome resterà per sempre indissolubilmente legato alla storia dell’automobile italiana. Sergio Pininfarina non è stato solo ambasciatore di eleganza, ma anche un esempio, una guida e fonte di ispirazione per il mondo dell’industria, per gli imprenditori di ogni settore creativo e del design. In più di sessant’anni di attività si è sempre dimostrato un pioniere nel campo dell’innovazione automobilistica, influenzando in alcuni casi il corso degli eventi.  Ha vissuto l’età d’oro della carrozzeria, mentre gli artigiani lavoravano la lamiera con attrezzi rudimentali a partire da un modello di legno, l’era industriale, la catena di montaggio e i primi passi verso l’automobile elettrica.

Sergio Pininfarina ha ereditato [dalla famiglia] la sua passione per l’automobile. Aveva solo quattro anni quando, nel giugno del 1930, suo padre Battista Farina, detto “Pinin”, lascia il suo posto di responsabile tecnico degli stabilimenti Farina, una carrozzeria diretta da suo zio Giovanni, per mettersi in proprio. Grazie ad un milione di lire donato da una vecchia zia e ai contratti che lo legano a Vincenzo Lancia, la Carrozzeria Pinin Farina apre al civico 107 di Corso Trapani a Torino. L’ambiente familiare inizialmente non influenza il destino di Sergio. Fino a 16 anni, da eccellente pianista, vuole diventare direttore d’orchestra

Ma sia il suo destino che la sua passione sono legati indissolubilmente a quelli del padre. Appena raggiunta l’età per iniziare a lavorare, entra in officina. Dal 1946 partecipa alle decisioni importanti della ditta. Le idee all’avanguardia del carrozziere torinese non emergono subito negli anni ’30; solo nell’immediato dopo guerra getterà le basi di uno stile italiano raffinato e armonioso che farà scuola. La carrozzeria torinese, che firma le sue creazioni con una “F”, è ormai tra le aziende che contano, eppure gli organizzatori del salone dell’auto di Parigi non ne sono ancora convinti, ed escludono gli industriali italiani dall’edizione del 1946, che si svolge nelle ampie sale del Grand Palais.

Battista non intende rinunciare a questo appuntamento a cui teneva così tanto. Insieme a suo figlio, prende due sue nuove auto, una Alfa Romeo e una Lancia, e le porta all’alba di fronte ai gradini del palazzo parigino. Le Pinin Farina fanno colpo. I visitatori incuriositi non possono fare a meno di ammirare le due vetture. Con tanto di foto, Le Figaro pubblicherà un articolo su quello che fu definito “il contro salon” di Pinin Farina. Sergio in seguito riconoscerà che non avrebbe mai avuto la faccia tosta di sfidare il divieto francese. Il 1946 vede anche la nascita di Cisitalia 202, una piccola berlina dalle forme aerodinamiche disegnata da Mario Savonuzzi, che riesce ad entrare nel tempio dell’automobile. Dal 1951 è esposta nel museo d’arte moderna di New York.

Collezione straordinaria di bellezze meccaniche

L’anno seguente sarà quello che inciderà profondamente [sul suo futuro]. Pinin Farina firma la sua prima Ferrari, una 212 Inter. E’ l’inizio di un sodalizio profondo tra Enzo Ferrari e i Pinin Farina, padre e figlio. I due soci daranno vita ad una collezione straordinaria di bellezze meccaniche, considerate opere d’arte. Accanto alle V12 di Maranello, l’artigiano torinese, il cui cognome verrà scritto in un’unica parola dal 1961, grazie ad un decreto presidenziale continua senza sosta ad integrare il vocabolario estetico del sogno automobile. Durante il decennio 1950-1960 sotto la supervisione di Aldo Brovarone, la serie delle Ferrari 250GT segna l’apice dello stile Pininfarina. Sergio è in prima linea anche quando è il momento di seguire l’innovazione del settore.

L’azienda familiare si ingrandisce con la collaborazione di altre case costruttrici, in particolare con la Peugeot. Diventato protagonista nel settore industriale, Pininfarina costruisce la carrozzeria della coupé e della cabriolet 404, disegnate da lui. La coupé 406 e la 1007 sono le ultime testimonianze della collaborazione tra le due aziende. Nel 1996, quando scompare Battista, Sergio, preso il timone [dell’azienda], inaugura con suo cognato Renzo Carli un nuovo centro di studi e di ricerca a Grugliasco, in provincia di Torino. E’ il primo in Italia a dotarsi di una galleria del vento e a credere nell’informatica. Dal 1975 è il fornitore ufficiale ed esclusivo delle carrozzerie Ferrari, con cui la collaborazione resta ben solida.

Sergio è ancora pioniere quando decide di diversificare le attività dell’azienda nel campo dell’ingegneria e del design, avviando la produzione di articoli di pelletteria e piccoli elettrodomestici. Nel 1982 intuisce che il digitale rivoluzionerà il design automobilistico, e il nuovo centro di Cambiano viene dotato di apparecchiature all’avanguardia. Per restare al passo con questi grandi cambiamenti, l’azienda entra in borsa nel maggio del 1988.

Accanto a lui ci sono i suoi tre figli: Lorenza, addetta alle pubbliche relazioni, Paolo, amministratore delegato della filiale del design industriale e Andrea, che diventa presidente dal 2001. E’ riuscito a realizzare il suo sogno: trasmettere ad una nuova generazione ciò che suo padre gli aveva lasciato in eredità. All’inizio di agosto del 2008, proprio mentre il settore sta vivendo una nuova rivoluzione, la scomparsa di Andrea a seguito di un incidente mortale fa piombare la famiglia nella disperazione. Da allora, non è mai riuscita veramente a riprendersi ha interrotto la produzione di veicoli per conto di case costruttrici e si dedica interamente al design. Che sia la chiave di una nuova rinascita?

[Articolo originale "Sergio Pininfarina, le designer italien le plus francophile" di Sylvain Reisser]

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Traduzione di:
Claudia MarruccelliItalia Claudia Marruccelli
Laureata in lingue, traduce e collabora con IDE dal tedesco e dal francese, affinchè la libera informazione e la cultura non vengano sommerse dalle politiche distruttive
Revisione di:
Chiara Cavedoni