Silvio Berlusconi ha annunciato pubblicamente che intende tornare in scena come leader di un movimento di destra che vuole far uscire l’Italia dalla zona euro

L’euro e un fantasma di nome Silvio Berlusconi

Correio do Brasil

Berlino – Silvio Berlusconi ha annunciato pubblicamente che intende tornare in scena come leader di un movimento di destra che vuole far uscire l’Italia dalla zona euro. Il self-made show man ha persino lanciato una sfida: o la Germania esce dall’euro o lui ritira l’Italia dalla zona della moneta unica.

Un fantasma? È più vivo che mai, anche se inseguito da vari processi, tutti vergognosi, nessuno glorioso, come quello contro Fernando Lugo, un processo davvero ignominioso, degno delle tradizioni violente delle nostre oligarchie latinoamericane.

Come si può valutare il peso di Silvio Berlusconi nei confronti dell’euro? Tenendo presente che a Roma si sono incontrati Mario Monti, Angela Merkel, Mariano Rajoy e François Hollande per mettersi d’accordo su una proposta da presentare al prossimo vertice europeo che avrà luogo il 28 e 29 giugno, giovedi’ì e venerdi’ì prossimi.

Si sono accordati su qualcosa come 130 miliardi di euro, l’1% del PIL dell’Unione Europea, da destinarsi a un “programma di crescita economica”, anche se non è stato ben chiarito che cosa significa nella pratica. Inoltre avrebbero deciso – attenzione – che “la sola austerità non basta” per “incrementare la crescita e generare posti di lavoro”.

Inoltre – udite, lettori – i quattro avrebbero raggiunto un accordo sulla creazione di una tassa sulle transazioni finanziarie per obbligare i mercati a partecipare alla soluzione e al finanziamento necessario per uscire dalla crisi. È vero che la cancelliera Angela Merkel (che poi ha lasciato in fretta la riunione per recarsi in Polonia ad assistere a Germania-Grecia 4-2) aveva prima negoziato questa tassa con la SPD e con i Verdi tedeschi in cambio della loro approvazione preliminare al Bundestag del patto fiscale europeo e del fondo salvastati permanente. Non è cosa da poco.

Oltre a ciò la Germania, per bocca della cancelliera tedesca, ha accettato di contribuire in modo sostanziale all’aumento di 10 miliardi di euro la capacità di finanziamento per progetti di iniziativa privata (destinati a creare lavoro) della Banca Europea degli Investimenti, una specie di BNDES europeo, ma senza il potere né i mezzi del congenere brasiliano [Il Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social è un’impresa pubblica creata nel 1952 che finanzia in Brasile gli investimenti a lungo termine, NdT]

Vittoria delle vittorie per François Hollande? Senza dubbio. Ma la riunione non si è tenuta a Parigi, bensì a Roma su iniziativa di Mario Monti. Quest’ultimo manca di legittimità; come il governo di Federico Franco in Paraguay, quello di Roberto Micheletti in Honduras, e quello di Lucas Papademus in Grecia (oggi sostituito da quello di Antonis Samaras) è figlio di un “golpe bianco”, come quelli che, dopo la caduta del Muro di Berlino, sono nati per motivi economici, giudiziari, costituzionali o anche parlamentari. Per non parlare di George Bush figlio, che conquistò la presidenza perché i voti in Florida furono manipolati e l’operazione venne convalidata dalla Corte Suprema degli USA per 5 voti contro 4.

E dietro le quinte della politica italiana c’era il pericoloso alito di Silvio Berlusconi, con le sue dichiarazioni pubbliche sul suo possibile ritorno in scena come leader di un movimento di destra che vuole far uscire l’Italia dalla zona euro. Il self-made show man ha persino lanciato una sfida: o la Germania esce dall’euro o lui ritira l’Italia dalla zona della moneta unica. Monti, sotto pressione a causa delle prossime elezioni (aprile 2013) e sembrando propenso a riorganizzare la propria area politica, ha reagito promuovendo la riunione di venerdì scorso.

Nonostante i discorsi in senso contrario, nei media e al di fuori di questi, tutti sanno che le sinistre non sono una minaccia per l’euro, mentre lo sono le cosiddette politiche “di austerità”. Lo è la destra. In vari paesi. Se solo la pseudo-minaccia che la Grecia esca dall’euro (solo lei finirebbe espulsa) ha iniettato tonnellate di adrenalina nelle arterie economiche dell’Europa e del mondo, pensate che cosa potrebbe succedere se l’Italia minacciasse di seguire la stessa sorte.

Un bluff di Berlusconi? Puo’ essere.
Staremo a vedere.

[Articolo originale "O Euro e um fantasma chamado Silvio Berlusconi" di Flávio Aguiar]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Silvia De CagnaFrancesco Pasquarelli