[El Paìs]
Incendiati cinque accampamenti gitani a Napoli in appena 48 ore – La comunità teme che tornino le leggi razziali del fascismo italiano
Roma – “I miei figli sono italiani, non sanno parlare altre lingue, però non hanno la possibilità di lavorare”, dice Hakia Husovic. “Gli zingari sono come le nubi. Non abbiamo diritti, non abbiamo la luce, l’acqua ce l’hanno messa due anni fa. Ci hanno già detto che ci cacceranno di qui, ci porteranno in un campo lontano dalla città. Che faranno di noi? Glielo dico io: ci metteranno in campi di concentramento moderni”.
Husovic ha sei figli e 30 parenti a suo carico. La maggior parte sono italiani. Secondo il numero ufficiale del Municipio, scritto in giallo sulla parete posteriore della sua baracca, la sua casa è la numero 23 delle 157 che ci sono nell’accampamento di Casilino. “Qui vivono 650 persone, è il più antico di Roma. Benché sia autorizzato, non soddisfa le condizioni sanitarie”, spiega Paolo Ciani, specialista sulle minoranze dell’organizzazione cattolica della Comunità di San Egidio.
Casilino è uno dei 25 accampamenti gitani che ci sono a Roma. in totale vi alloggiano circa 10.000 persone. Le ONG calcolano che in Italia vivano tra i 130.000 ed i 150.000 zingari e che la metà sono italiani, circa 50.000 sono rumeni ed il resto jugoslavi.
Molti hanno iniziato ad arrivare alla fine degli anni sessanta, quando nelle baracche di Casilino vivevano solo emigranti italiani, siciliani, calabresi e veneti. “Poco a poco, gli italiani si sono comprati casa e hanno lasciato posto a zingari jugoslavi. Montenegrini, bosniaci, kosovari… A loro se ne sono aggiunti molti altri negli anni novanta, fuggendo dalla guerra”, dice Ciani.
Molti zingari di Casilino hanno vissuto più della metà della propria vita nel Paese, però non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno; altri sono italiani, però non sono ancora stati riconosciuti dallo Stato. Secondo Antonio Ricci, della Caritas , ciò dimostra l’abbandono assoluto che ha caratterizzato la politica dello Stato verso gli zingari.
“Io sono arrivato come rifugiato nel 1991, ero sottoufficiale dell’Esercito”, ricorda Naio Adzovic, montenegrino, giornalista e scrittore, residente a Casilino. “E tutto va avanti così da 15 anni, abbandonati e nelle stesse baracche. Però molti di noi non hanno più un paese in cui tornare, perché non esiste più”.
Qualcosa è cambiato (in peggio) negli ultimi tempi in questo angolo infame e lontano dalla periferia romana pieno di bambini che ieri, dopo il ritorno da scuola, giocavano a calcio tra l’immondizia ed i ratti. Negli ultimi anni, da quando nel 2001 hanno iniziato ad arrivare progressivamente zingari rumeni, si è smesso di ignorare gli zingari che vivono in Italia per trasformarli poi nel nemico pubblico numero uno.
Il Governo di Silvio Berlusconi è tornato al potere e ha già lanciato, con gran rapidità come apparato mediatico, una situazione di emergenza. “Sembra una pazzia, però è così”, spiega Ciani, “nel paese della Mafia, della Camorra e della N’drangheta, il primo nemico della sicurezza non è il crimine organizzato, bensì la gente che vuole scappare dalla povertà”.
Il panorama stava ribollendo da un paio di anni. “I media hanno sempre parlato di una invasione”, ricorda Ciani, “sebbene la verità è che sono arrivati zingari rumeni nella stessa proporzione demografica che c’è in Romania: un 10% del totale”.
Il Giornale, un giornale dell’impero Berlusconi, ha titolato il 2 di gennaio del 2007, un giorno dopo l’ingresso della Romania nell’UE: “Mezzo milione di rumeni vengono verso l’Italia”. Era una bugia. L’emigrazione rumena era massiccia ed era già in Italia da anni. Il primo di gennaio di quell‘anno, secondo la Caritas, c’erano 556.000 rumeni in Italia. Oggi, secondo i calcoli di Antonio Ricci, la cifra dev’essere quasi raddoppiata, ma “perché molti di loro stavano già lavorando illegalmente e semplicemente sono affiorati con l’ingresso del loro paese nell’EU”.
Oltre al numero, si è esacerbata anche la qualità dell’immigrazione. Qualche mese fa, i media hanno pubblicato che un tale Ajmetevic aveva investito, da ubriaco, quattro giovani italiani ammazzandoli sul colpo. “Alcuni giorni dopo si è saputo che Ajmetevic era zingaro, ma non rumeno, bensì italiano, nato a Caserta”, racconta Miruna Cayvaneanu, corrispondente dell’agenzia rumena Hotnews a Roma. “Il giudice ha obbligato i media a correggere l’informazione. Lo fecero, però in pochi giorni tutti se lo dimenticarono e tornarono a dire che era rumeno. La manipolazione è totale”.
Animati forse dall’escalation verbale dispiegata dai soci di Berlusconi, Lega Nord e Alleanza Nazionale, durante e dopo la campagna elettorale, e spaventati da questa campagna mediatica che ha ingigantito ogni delitto commesso da rumeni e zingari, alcuni cittadini hanno iniziato a fare ciò che molti temevano: fare giustizia per conto proprio.
Nelle ultime 48 ore, una massa di cittadini di Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli, ha ridotto in cenere cinque accampamenti zingari. Ingiustamente chiamati nomadi – appena un 5% degli zingari lo sono, e questi in particolare da anni risiedevano a Ponticelli – gli zingari erano fuggiti dalle proprie case scortati dalla polizia davanti alle minacce.
Il motivo dell’assalto è stata la notizia che una ragazza rumena di 16 anni aveva tentato di sequestrare un neonato. La folla ha lanciato pietre e bombe molotov, si è armata con spranghe di ferro e ha seminato il terrore tra i bambini e gli adulti delle baracche. Uno di loro ha dichiarato ieri alla televisione: “Non sappiamo dove andare. Se andiamo a Roma o a Venezia non cambierà niente, là ci accoglieranno allo stesso modo”.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha detto ieri che i fatti di Ponticelli dimostrano che “non è l’allarmismo, bensì la politica del lasciar fare ciò che genera la cultura di farsi giustizia per mano propria”. Il reggente, che si dice contrario a questa giustizia, dice che se lo Stato dà al cittadino la sensazione di non difenderlo, “il cittadino si vede obbligato a difendersi da solo”. “Prima la legalità”, ha concluso, “poi la solidarietà”.
L’UE ha ricordato all’Italia di essere il paese che destina meno fondi all’integrazione: meno di quattro milioni di euro tra il 2000 ed il 2005, durante l’ultimo Governo di Berlusconi. Probabilmente, i 750.000 immigrati rumeni ed i 150.000 zingari che vivono in Italia si conformerebbero sentendosi uguali. “Non ci fanno mai andare in televisione per raccontare la nostra realtà, dicono peste e corna di noi e se uno commette un delitto ci crocifiggono tutti”, commenta Naio Adzovic. “La gente deve riconoscere la verità”, avverte Ricci, “in Italia la criminalità organizzata sta in mani italiane ed i rumeni sono subalterni che sono qui per necessità od obbligo: molti sono schiavi della mafia italiana”.
Un commissario speciale per gli zingari
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha annunciato ieri, dopo aver parlato con il ministro degli Interni, Roberto Maroni, che la capitale avrà un commissario speciale che si occuperà degli zingari. Questa decisione è uguale a quella presa a Milano tra Maroni e la sindachessa Letizia Moratti, che concede poteri speciali al prefetto della città per decidere del destino degli zingari. Alemanno ha precisato che il commissario avrà poteri per agire in materia di “sicurezza pubblica e definizione del territorio”. Secondo il sindaco, “se ci sono persone non gradite a Roma, devono essere allontanate dalla città, e ciò vale, per esempio, anche a Milano, perché altrimenti le nostre città saranno invase da cittadini che agiscono nei limiti della legalità”. Alemanno ha dichiarato che se un nomade ha la cittadinanza italiana sarà integrato e dovrebbe essere integrato nei quartieri normali. Per coloro che non sono italiani, si dovrà decidere, dice Alemanno, tra quelli che vogliono vivere nella legalità e tra quelli vogliono solo delinquere: “Questi saranno allontanati”. “La decisione di dotare i prefetti italiani di poteri speciali sulla comunità zingara si fonda sul pregiudizio”, ha detto ieri il commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, che ha criticato la “promesse xenofobe”della campagna elettorale.





















Sullo stesso argomento, il giornale svedese Dagens Nyheter riporta il seguente trafiletto:
[Pubblicato il 15 Maggio 2008, traduzione di italiadallestero.info]
L’articolo originale è reperibile su Dagens Nyheter
Questa situazione è assurda. Mi sembra nascere da un misto di pregiudizio e xenofobia (entrambi comprensibili e naturali anche se sbagliati) uniti ad un bombardamento mediatico (per spostare l’attenzione da qualcos’altro? Il dubbio rimane…) e ad una distorsione dei fatti che porta a vedere il problema in maniera errata in seguito a facili generalizzazioni (alcuni rom delinquono = la maggior parte dei rom sono delinquenti). Sarà un’impressione ma quello che è sicuro è che basando la campagna elettorale proprio su questo qualcuno ha preso tanti voti…
triste ma vero: molto più facile occuparsi di questi temi di grande effetto che occuparsi dei veri temi sociali ed economici del paese, qui basta tirar su le maniche e buttare fuori la gente, bastano dei manovali.. niente contro i manovali, ma nei cantieri!! Prova di un governo senza testa!