L’ex sindaco Orlando spera di tornare alla ribalta nel degradato capoluogo siciliano.

Una nuova primavera per Palermo?

Neue Zürcher Zeitung

L’ex sindaco Orlando spera di tornare alla ribalta nel degradato capoluogo siciliano.

Malgoverno e degrado caratterizzano nuovamente l’immagine di Palermo, capoluogo siciliano. Domenica e lunedì si terranno le elezioni amministrative comunali. Tra i candidati, anche Leoluca Orlando, sotto la cui guida Palermo ha già conosciuto un periodo rigoglioso.

La fragranza dei calamari arrostiti si confonde col fetore dei rifiuti sparsi ammucchiati ai bordi di Piazza Marina. Dall’annerita Fontana barocca del Garaffo non scorre più acqua e la facciata di uno dei più grandi vecchi palazzi che domina la piazza si sta sgretolando. La maggior parte delle finestre sono rotte. Eretto nella metà del XIX secolo per accogliere il mercato azionario e la Camera di Commercio, da anni questo palazzo in stile neoclassico è vuoto.

Il salotto sporco

Anziani signori, i quali poco prima di mezzanotte si ritrovano a mangiare in un logoro ristorantino con tavoli e sedie di plastica, non sembrano minimamente infastiditi dall’odore nauseante. «Per un paio di settimane, agli inizi di aprile, abbiamo convissuto con cumuli di spazzatura ben peggiori», afferma uno degli uomini. Quella volta si attese invano la rimozione dalle strade di 2000-3000 cassonetti dei rifiuti. A tal proposito parla il proprietario di una gioielleria riferendosi alla “munnizza” e non alla “monnezza”. Infatti non siamo a Napoli, bensì a Palermo.

Piazza Marina non è situata alla periferia del capoluogo siciliano ma più esattamente nel suo centro storico, che solitamente nelle misere città italiane, viene curato, addobbato e illuminato con orgoglio, proprio come il “salotto”, il tipico soggiorno delle case. Alcuni tratti della stessa Via Vittorio Emanuele sono solo debolmente illuminati e molti vecchi palazzi che costeggiano ai bordi della strada sembrano pericolanti e sono stati messi in vendita.

Accanto vi è il Corso, la principale arteria di traffico spianata già dagli arabi. Collega in modo straordinario il quartiere, carico di storia, e i monumenti, che risalgono al periodo glorioso in cui Palermo, grazie alla sua multietnicità composta da europei, arabi ed ebrei, sotto la guida normanna (1072-1194) ebbe un’inusuale fioritura economica, diventando una sorta di New York del Mediterraneo, soprattutto sotto l’Imperatore Federico II (1194-1250), che qui visse e fu sepolto, suscitando lo stupore del mondo.

Cattiva gestione della destra

«I politici, nel corso degli ultimi anni, ci hanno letteralmente massacrati», tuona il macellaio che vende la sua carne in strada, nel colorato mercato di Vucciria nel centro storico. Si lamenta che sempre più venditori ambulanti devono chiudere. A colpo d’occhio, dice, i clienti che si recano nel già devastato centro storico sono sempre meno e tantomeno vorrebbero ancora viverci. I politici aumentano ulteriormente la pressione fiscale, che grava più del «pizzo», la mazzetta richiesta dalla mafia. Ha come l’impressione che Stato e mafia siano diventati la stessa cosa.

Il macellaio indica come particolarmente devastante l‘amministrazione del sindaco Diego Cammarata. In carica dal 2002, avrebbe dovuto rinunciare al suo secondo – e secondo lo Statuto, anche ultimo – mandato già lo scorso gennaio, un paio di mesi prima del termine dello stesso. Il suo malgoverno ha portato, anche a causa dell’alto tasso di disoccupazione, la già tormentata città sull’orlo del crollo finanziario, se non proprio alla rovina.

Cammarata ha soprattutto trascurato il fatto che lo smaltimento dei rifiuti ha causato un enorme buco finanziario che va colmato. Nonostante le alte tasse sui rifiuti, anno dopo anno si è registrata una perdita di 20 milioni di euro e la sola attività di smaltimento rifiuti nelle cinque più grandi città italiane aggrava una spaventosa montagna di debiti che supera i 250 milioni di euro.

Crisi dei partiti tradizionali

Nello schieramento di Cammarata, piazzato dall’allora Presidente del Consiglio Berlusconi, non vuole identificarsi più nessuno. Per le elezioni amministrative che si terranno a Palermo domenica e lunedì, il Centrodestra sostiene ormai Massimo Costa, avvocato trentaquattrenne ed ex campione di Kick Boxing, che ha cercato di distinguersi come persona apartitica e antipolitica.

Costa ci sventola sotto il naso la sua patente. Non possiede, infatti, una tessera di Partito né tantomeno un auto di proprietà. La piccola Fiat ecologica che utilizza per spostarsi è stata presa in affitto. Proviene inoltre da una modesta famiglia: figlio di un’insegnante e di un ferroviere, conosce quindi bene il significato di meritocrazia.

Tra le sue priorità, Costa menziona la creazione di un’etica ed efficiente amministrazione comunale che dovrebbe privatizzare una parte dei suoi servizi. Egli vorrebbe rompere con le nauseanti tradizioni di clientelismo; e all’obiezione che, privatizzando, la mafia potrebbe avere il sopravvento, Costa ribatte con la tesi che il progresso economico è la migliore arma contro Cosa Nostra.

Il giovane si vede quindi come la persona ideale per la carica di sindaco poiché può mettere a servizio molta esperienza manageriale. Dal 2005 ha guidato il comitato olimpico siciliano e lo Sport è la terza maggiore attività italiana. I detrattori di Costa sospettano tuttavia che il giovane, per quanto possa presentarsi così simpatico e dinamico, in fin dei conti non sarebbe altro che una marionetta del vecchio gruppo di Centrodestra. Non a caso avrebbe inizialmente appoggiato il partito di centro del Terzo Polo, per poi mutare repentinamente a candidato ufficiale, non solo del cristiandemocratico UDC bensì anche per il Popolo delle Libertà di Berlusconi.

Costa non è che uno degli almeno undici candidati, cosa che evidenzia anche una profonda crisi dei politici tradizionali e dei loro partiti. Vere opportunità di successo sarebbero quindi attribuite solo a tre aspiranti, ossia Costa e i due candidati di sinistra Fabrizio Ferrandelli e Leoluca Orlando. Si, esatto! Anche Orlando, che è già stato più volte sindaco, è di nuovo in lizza; con buoni contatti internazionali, deputato sessantaquattrenne, professore di diritto e autore di libri, sotto al quale Palermo ha già una volta vissuto la sua rinascita.

Orlando, che ha rivestito la carica dal 1985 e al 1990 e poi di nuovo dal 1993 al 2000, si guadagnò la reputazione di impavido combattente dell’antimafia. Cosa Nostra si era prima infiltrata nell’amministrazione comunale e favorendo l’ulteriore rovina della città durante le Guerre, quando il centro cittadino era già duramente distrutto dai bombardamenti, così da poter fare posto a nuove costruzioni. Orlando lanciò quindi un programma di salvataggio del quartiere antico e dei monumenti, impegnandosi per la riapertura del Teatro Massimo e sfruttando i suoi buoni contatti internazionali per questo Rinascimento culturale.

Vendetta della sinistra

A differenza di altri candidati, Orlando si presenta notevolmente puntuale alle interviste. Cerca di sottolineare che durante i suoi precedenti incarichi non si è occupato assolutamente solo di cultura ma anche di una corretta finanza e una funzionale nettezza urbana. Quando si è dimesso, nel 2000, per candidarsi (invano) alle presidenziali di Sicilia, Palermo ricevette da Moody’s un rating migliore rispetto a New York. Oggi può ancora ricordarsi di come ogni mattina personalmente si sia occupato di mettersi in marcia con i furgoncini di rimozione della spazzatura.

Fabrizio Ferrandelli, di contro, non fa mistero nemmeno davanti alla giornalista svizzera della sua profonda irritazione nei confronti della candidatura di Orlando, che una volta era il suo patrigno politico. Il trentunenne impiegato di banca e consigliere comunale definisce il suo rivale come uno “sciacallo”, accusandolo di copiare il suo programma. Gli rinfaccia persino di essere antidemocratico. Avrebbe disprezzato di aver vinto (non di molto) le primarie su Ferrandelli nel gruppo di Centrosinistra e avrebbe annunciato la sua candidatura, sebbene ne fosse stato di nuovo escluso. Avrebbe disconosciuto le primarie del centrosinistra vinte (per un soffio) da Ferrandelli, annunciando solo dopo la sua candidatura, nonostante prima avesse ripetutamente dato per esclusa una cosa simile.”

Per Orlando, però, sarebbe Ferrandelli il traditore. Sarebbe stato escluso dal Partito Italia dei Valori, il cui coordinatore nazionale è lo stesso Orlando, poiché nelle primarie non avrebbe sostenuto il candidato ufficiale della Sinistra, Rita Borsellino. Anzi, Ferrandelli si sarebbe messo in gara con la sorella minore del giudice assassinato dalla mafia e in questo sarebbe stato sostenuto solo dalle forze di Centrodestra, che avevano manipolato le primarie.

Pericolo di brogli elettorali?

Costa e Ferrandelli cercano di liquidare Orlando come un narcisista utopista, che a stento si occupa dei problemi quotidiani die cittadini, piuttosto curerebbe soltanto la sua fama senza fare spazio alle nuove generazioni. Questi crescenti pungenti attacchi personali fanno supporre che Orlando sia in realtà temuto e che gli vengano attribuite considerevoli probabilità di vittoria. Anche durante le nostre conversazioni con tassisti, passanti o proprietari di negozio, la maggioranza degli intervistati vede possibile un ritorno dell’ex sindaco. Si è frequentemente osservato che anche se Orlando non è certo perfetto, ha portato infine qualche progresso, a differenza invece di Cammarata.

Orlando stesso, tuttavia, ha invitato alla prudenza. Al primo turno elettorale sarebbe riuscito a passare a stento, proprio a causa dei molti candidati che hanno portato a una dura ma prevedibile frammentazione dei campi politici tradizionali. Inoltre, Orlando fa riflettere sul fatto che i mafiosi non uccidono più come un tempo e ormai indossano abiti gessati, ma sono ancora in grado di falsificare i risultati elettorali.

[Articolo originale "Ein neuer Frühling für Palermo?" di Nikos Tzermias]

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Traduzione di:
Eleonora BaldelliGermania Eleonora Baldelli
Sono una studentessa di lingue e letterature straniere da sempre affascinata dal confronto tra culture inteso come scambio di valori e arricchimento personale. Dopo molti viaggi in giro per l'Europa, mi sono trasferita in Germania dove attualmente vivo, studio e lavoro.
Revisione di:
Cristina Bianchi