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Valeria Bruni-Tedeschi ha confermato essere intervenuta presso l’Eliseo sulla sorte dell’ex brigatista rossa.
Lunedì, su Europa1, l’attrice ha rivelato di avere fatto molte visite a Marina Petrella. Lei e sua sorella Carla Bruni-Sarkozy le hanno finalmente annunciato, mercoledì in un ospedale parigino, che non sarà estradata in Italia.
Nicolas Sarkozy ha rinunciato “per ragioni umanitarie” ad applicare il decreto di estradizione dell’ex-brigatista.
In Italia, Marina Petrella è stata condannata all’ergastolo (pronunciato nel 1992) per complicità nell’assassinio di un commissario di polizia (N.d.T.), avvenuto a Roma nel 1981. Rifugiatasi in Francia dal 1993, Marina Petrella, diventata assistente sociale nella Val-d’Oise, è stata arrestata nell’agosto 2007 e rimessa in libertà sotto libertà vigilata un anno più tardi per motivi di salute. Un decreto del governo, datato 3 giugno 2008, autorizzava l’estradizione di Marina Petrella in Italia.
La decisione di non estradarla è stata confermata domenica mattina dall’Eliseo, a causa della “condizione di salute” molto deteriorata della ex dirigente della colonna romana delle brigate rosse, 54 anni, ricoverata da fine luglio all’ospedale Santa-Anna di Parigi.
Da un anno, lo stato di salute di Marina Petrella si è seriamente deteriorato. Marina “ha pianto molto” alla notizia della decisione dell’Eliseo, ha dichiarato questo fine settimana il suo avvocato dott. Irene Terrel. “I medici si riservano” sulla sua guarigione e “spero che riuscirà a guarire completamente”, ha aggiunto.
L’intervento delle sorelle Bruni
L’attrice Valeria Bruni-Tedeschi, cognata del Presidente, ha dichiarato lunedì di essere intervenuta a favore dell’ex brigatista presso Nicolas Sarkozy che avrebbe così anche lui ” incontrato varie volte” i medici e l’avvocato di Marina Petrella. L’attrice ha spiegato, lunedì mattina su Europe 1, d’aver dapprima reso visita a Marina Petrella in prigione, per potere fornire ” una testimonianza personale e molto diretta” , ed averne in seguito parlato a sua sorella che ” ha dato il suo parere a suo marito”. ” Pensavo giusto che sarebbe stata una cosa terribile che morisse” , ha detto.
Valeria Bruni-Tedeschi ha aggiunto averne parlato direttamente anche con Nicolas Sarkozy, che, secondo lei, “ha attentamente ascoltato”. ” In seguito secondo l’attrice, Nicolas Sarkozy avrebbe incontrato, varie volte i medici, l’avvocato, e studiato il dossier”.
“Non si poteva lasciare morire questa donna. La situazione era diventata intollerabile”, ha dichiarato da parte sua Carla Bruni-Sarkozy a libération.fr, dichiarandosi “contenta” della decisione resa ufficiale domenica. “Si è apprezzato l’impegno umano di Valeria Bruni-Tedeschi e di sua sorella Carla Bruni-Sarkozy” , ha reagito da parte sua Oreste Scalzone, membro del comitato di sostegno a Marina Petrella, all’ annuncio di questo incontro.
La moglie del capo dello Stato e sua sorella maggiore sono andate ad annunciare mercoledì scorso a Marina Petrella che non sarà estradata. “È mia moglie che è andata per una ragione molto semplice: sono io che le ho domandato di farlo” , ha dichiarato Nicolas Sarkozy durante una conferenza stampa all’Eliseo lunedì. “La signora Petrella era in pericolo di morte, io stesso avevo ricevuto varie volte il suo medico”, ha spiegato. “Occorreva che questo sciopero della fame e della sete si interrompesse, ed è quello che è successo”. Il capo dello Stato ha detto di contare sulla comprensione degli italiani riguardo questa decisione di carattere umanitario.
Amarezza a Roma
Da parte italiana, il sottosegretario italiano alla giustizia Elisabetta Alberti Casellati ha dichiarato domenica sera che la decisione di Parigi di non estradare Marina Petrella la lasciava ” perplessa” , secondo l’agenzia Ansa. “Il fatto che la Francia considera essere la sola a trattare i prigionieri in modo umano non mi piace” , ha sottolineato. “Nel nostro paese, la riabilitazione (dei prigionieri) attraverso il loro (N.d.T.) reinserimento nella società e le cure adeguate in caso di malattia sono un principio iscritto nella costituzione e fa parte del nostro patrimonio culturale e civico” , ha sottolineato. D’altra parte, il sindacato autonomo della polizia italiana ha anche criticato una decisione “inaccettabile che riguarda in particolare un terrorista condannato per l’omicidio di un poliziotto”.
Un’associazione di vittime intende manifestare
La principale associazione italiana delle vittime del terrorismo, “si dice dispiaciuta” per la decisione di Parigi, favorevole a Marina Petrella, ed ha annunciato lunedì che andrà a manifestare il fine settimana prossimo a Parigi. “Noi non accettiamo questa decisione ed andremo davanti all’Eliseo a mostrare il nostro totale disaccordo” , ha spiegato il presidente dell’associazione, Bruno Berardi, sul quotidiano La Stampa. “Le vittime sono contro la vendetta ma siamo rispettosi della giustizia. C’è stata condanna e deve essere scontata. Cosa penserebbero i francesi in una situazione inversa?” , aveva dichiarato ad AFP (Association Frence Presse N.d.T.) il presidente di un’altra associazione, Aiviter, Roberto Della Rocca. Marina Petrella “può essere ben curata nelle strutture italiane”, ha aggiunto. Mi “dispiace” che le autorità francesi ” non rispettino le convenzioni internationali” , aggiungendo che a sua conoscenza che “non esiste la prescrizione per reati di omicidio”.
“Una decisione umana, necessaria e legittima” (dott. Terrel)
Lo stato francese ” ha compreso che non si poteva dare seguito a questa estradizione”, ha dichiarato domenica il dott. Terrel, che si è felicitata di una misura “umana, necessaria e legittima” , “guidata dalla ragione e dal cuore” secondo l’avvocato, che l’ha giudicata anche importante “simbolicamente per la Francia” dove “i diritti umani restano un valore forte”.
Dato che lo stato fisico e mentale di Marina Petrella non aveva cessato di deteriorarsi da un anno, la corte d’appello di Versailles aveva autorizzato ad inizio agosto la rimessa in libertà vigilata di Marina Petrella, per permetterle di ricevere cure senza essere detenuta.
I parenti e le associazioni di sostegno dell’ex brigatista di 54 anni avevano chiesto al presidente Nicolas Sarkozy l’applicazione di una ” clausola umanitaira” prevista dalla convenzione d’estradizione franco-italiana del 1957. La decisione dell’Eliseo è infine arrivata mentre il Consiglio di Stato doveva esaminare mercoledì un ricorso depositato da Marina Petrella contro il decreto che autorizza la sua estradizione. “Si è ritirato questo ricorso, che non ha più ragione d’essere” , ha precisato il dott. Irene Terrel.
[Articolo originale "Petrella reste en France: le rôle des soeurs Bruni " di Joel Saget]




















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Vergogna! Sono nauseato!
Francesi pagherete il conto con gli interessi, maledetti.
L’Italia non dimentica.
Cavoli, mi pare una logica un tantino mafiosa: ‘Francesi pagherete il conto con gli interessi…
L’Italia non dimentica.’
Perchè invece di gettare maledizioni, non cerchiamo di risolvere i problemi?
Stai dicendo che i francesi possono insultare l’Italia, umiliare il libero e democratico governo italiano, gridare al mondo che lo stato italiano è un ricettacolo di pinocchi pulcinella e pantalone, scavalcare la costituzione italiana, che possono fare il bello ed il cattivo tempo con la integerrima giustizia italiana, che possono lasciare in giro criminali (una donna per di più!) e gli italiani, fieri, integerrimi e degni di dignitoso rispetto, devono guardare e subire?
Giammai! Nessun torto simile sarà mai subito dagli italiani, mai mai e poi mai…