Lo scrittore Simone Barillari racconta in un libro come l'ex leader sia riuscito a spaccare l’Italia come solo ci era riuscito Mussolini

“Il Re che ride” narra il declino dell’Italia tramite le barzellette del Cavaliere

ABC

Lo scrittore Simone Barillari racconta in un libro come l’ex leader sia riuscito a spaccare l’Italia come solo ci era riuscito Mussolini

“Dov’è il famoso punto G? Nella ‘g’ di “shopping”. Gli sconti sono ciò che fa godere le donne”. Questa barzelletta non è stata raccontata in un’osteria, ma durante un congresso politico. Colui che l’ha raccontata è un vecchio animatore turistico per navi da crociera messosi a fare il Primo Ministro d’Italia. In effetti stiamo parlando di Silvio Berlusconi, un uomo sfacciato e incorreggibile che ha trasformato la dedizione al servizio pubblico in una buffonata.

Vent’anni di berlusconismo offrono parecchi spunti. Per esempio per pubblicare una raccolta di tutte le sue barzellette. Lo ha fatto la casa editrice Errata Naturae con la pubblicazione del volume “Il Re che ride” l’uomo che ha trasformato la vita politica italiana nella più oscena delle commedie.

L’autore che ha raccolto tutte le battute dell’ex primo ministro è Simone Barillari, un critico letterario che si è preso il disturbo di documentare e contestualizzare le storielle di Berlusconi e farne una “storia critica del fallimento politico, economico e morale dell’Italia”, come recita il sottotitolo del libro.

Silvio Berlusconi non ha mai rinnegato la sua vocazione di teatrante. In realtà non ha mai smesso di essere un cantante mediocre e un comico volgare, nonostante abbia conquistato palcoscenici sempre più ampi e un pubblico immenso. “È stato con Berlusconi che per la prima volta lo humor – che è stata sempre l’arma più antica e contundente contro il potere – è stato impugnato dal potere stesso”, scrive Barillari.

Per 18 anni Berlusconi ha disseminato il suo spirito comico in tutte le situazioni, dalle più solenni e istituzionali a quelle più informali. Ogni luogo era buono per tirar fuori l’ultima trovata: un programma televisivo, prima dei suoi meeting prorompenti, dopo incontri diplomatici o durante ricevimenti ufficiali. Il rapporto di Berlusconi con le barzellette sfiorava l’assuefazione: le raccontava alle sue guardie del corpo e chiedeva loro di allungare la sua lista di storielle. Una delle prostitute di lusso invitata presso la sua residenza romana rivelò a suo tempo che l’ex leader improvvisava barzellette per ogni prostituta, che veniva omaggiata con canzoni francesi. Inutile dire che le battute che raccontava erano “molto sconce”.

Il suo lato comico
Il primo ministro italiano prendeva molto seriamente il suo lato comico. Non a caso scelse Umberto Martinotti, “Bebo” – manager di Publitalia, l’impresa concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset in Italia – come sua “cavia di barzellette”. Vedendo la reazione di Martinotti, Berlusconi calibrava l’effetto della sua barzelletta sul pubblico. “Non si è mai diretto alla testa o al cuore della gente, sempre alla pancia”, dice Barillari. Ovviamente al magnate e politico non è mai interessata l’ironia e l’acutezza che facessero appello all’intelligenza, ma le risate più grossolane.

Le qualità del politico e imprenditore erano figlie del suo tempo. Come sostiene l’autore di questo rivelatorio breviario berlusconiano, “così come l’acuta ironia e il sarcasmo aristocratico di Giulio Andreotti erano in sintonia con la prima repubblica, lo humor popolare e le burle carnevalesche di Silvio Berlusconi sono in sintonia con la seconda”. Se il leader della Democrazia Cristiana coltivava l’ironia cardinalizia, Berlusconi ha sempre scommesso sullo humor che propinavano i suoi canali televisivi.

Secondo Barillari, le barzellette permettevano a Berlusconi di dire pubblicamente tutto quello che voleva senza dover affrontare le conseguenze. Dicendo che Umberto Bossi da piccolo andava al bordello per passare a prendere sua madre, stava affermando proclamava quello che in realtà pensava del dirigente della Lega Nord, che era un figlio di mala donna.

Reagan, un buon maestro
Berlusconi trovò un buon maestro in Ronald Reagan, “il primo narratore di barzellette al potere”. La cosa negativa, secondo Simone Barillari, è che “Il Cavaliere” ha portato alla spaccatura dell’Italia come solo ci era riuscito Mussolini.

Con l’uso del populismo, le sue uscite gli servivano per arrivare alle masse nel modo più diretto. Se stava davanti a un pubblico di genovesi, raccontava una barzelletta sui genovesi. Se si trovava davanti ai carabinieri, raccontava una barzelletta sui carabinieri. A volte le sue derisioni erano insolenti e offensive, ma Berlusconi non chiedeva mai scusa.

Una delle storie più crudeli la raccontò ad un meeting per appoggiare la candidatura del suo medico. La barzelletta diceva così: “Un uomo va dal medico e dice che ha l’AIDS”. “Provi con i bagni di sabbia”, gli dice il medico. “Ma servono a qualcosa?”, domanda attonito il malato. “No, però almeno si abitua a stare sotto terra”. Con questa battuta il politico creò non poca indignazione. Berlusconi disse a sua discolpa che era l’ultima barzelletta che gli era stata raccontata dai suoi figli.

Se l’uomo che era alla guida dell’Italia si vantava della sua simpatia, di far ridere il popolo, ora quelli che lo conoscono dicono che ne stia perdendo la capacità. Sembra che la sua caduta si rifletta anche in una diminuzione delle sue capacità comiche. “Ora tarda 20 minuti per raccontare una barzelletta di due”, afferma Barillari. Allontanato dal potere, Berlusconi, maestro delle barzellette sconce, è vittima dello humor nero che ha coltivato per tanto tempo davanti a un pubblico un tempo molto devoto.

[Articolo originale "«El show de Berlusconi» narra el declive de Italia a través de los chistes de «Il Cavaliere»" di Antonio Paniagua]

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Traduzione di:
Elena BergamaschiSpagna Elena Bergamaschi
Laureata in Management Internazionale, ha vissuto in Spagna dove ha frequentato l'ultimo anno di specialistica. Ha una forte passione per la lingua spagnola e latino americana, ama i viaggi non convenzionali e nel tempo libero studia arabo, corre e cucina... soprattutto dolci perché nella vita, se c'è qualcosa che non può mancare, è la dolcezza.
Revisione di:
Michela FarinaAmina Iacuzio