I grandi partiti contestano il primo ministro e iniziano le lamentele contro le sue riforme

Si sta esaurendo il credito di Monti

El País

Al Dottor Mario Monti  si sta svegliando il malato nel bel mezzo dell’operazione. L’anestesia fornita da partiti e sindacati al suo arrivo al governo per far sì che farlo lavorare ad un’operazione a cuore aperto, stanno terminando cento giorni dopo. E questo non solo perché le sue riforme già realizzate o in fase di realizzazione – delle pensioni, contro i privilegi, del mercato del lavoro – stanno cominciando a toccare il portafoglio, ma perché non si intravedono ancora i risultati.
Ciò è dovuto anche all’insorgere di almeno tre complicazioni impreviste. La prima è che i due partiti principali che, più o meno forzatamente, hanno concesso il voto di fiducia – il PDL di Silvio Berlusconi e il PD di Pier Luigi Bersani – iniziano a intuire con preoccupazione che questo appoggio può ritorcersi contro di loro alle prossime elezioni. La seconda – cui si può assistere proprio oggi per le strade di Roma – è una mobilitazione straordinariamente aggressiva di rifiuto della costruzione del TAV Torino – Lione. La terza è che il malato, una volta aperto, si trova in condizioni peggiori di quello che ci si aspettava. Grazie all’esempio di Berlusconi la corruzione politica e sociale si è estesa come un cancro in tutta Italia.

I partiti politici, tutti, ne sono l’evidenza più chiara. Nè la destra nè la sinistra si salvano dalla corruzione. E neppure la Lega Nord dello xenofobo Umberto Bossi, sostenitore degli ultimi governi di Berlusconi.
Ora, senza il sedativo del potere e dei soldi Bossi non solo insulta gli stranieri e gli italiani del meridione – per lui la stessa cosa – ma si azzarda anche a minacciare di morte il primo ministro. Pochi giorni fa, intervistato sulla possibilità che Mario Monti possa prolungare il suo mandato oltre il 2013, il leader della Lega Nord ha avvertito: “Monti rischia la vita, il Nord lo eliminerà”. Parole che non sono altro che la ciliegina sulla torta di un panorama politico reso surreale dal Popolo delle Libertà (PDL) e dal Partito Democratico (PD).

Le proteste per il progetto del treno ad alta velocità si aggiungono ai problemi esistenti

Il partito di Berlusconi ha un grosso problema: Berlusconi. Il precedente primo ministro – anche se sotto accusa in vari processi ancora aperti – non sopporta di vivere senza i riflettori puntati e la sua incontinenza comunicativa fa sì che un giorno appoggi il suo delfino Angelino Alfano e il giorno dopo lo sconfessi.
Dal canto suo Pier Luigi Bersani, il leader della sinistra, prova a fare in modo che il suo profilo da uomo dello Stato continui a procedere tra due fuochi sempre più accesi. Da un lato le primarie che il suo partito sta celebrando in tutta Italia stanno registrando una sconfitta dietro l’altra dei candidati ufficiali de PD. Dall’altro, la sua iniziale disponibilità ad appoggiare la riforma del mercato del lavoro di Monti – che dovrà esser attuata prima della fine di marzo –  inizia a far sentire le sue conseguenze negative sulla base popolare. Se i sindacati più vicini al suo partito sono contro il governo tecnico – e lo saranno anche oggi nelle vie di Roma – non si capisce come Bersani possa vincere le elezioni senza la sinistra unita. E tutto questo come si ripercuote su Monti?

Per il momento il primo ministro è riuscito a portare avanti le sue riforme con l’appoggio di tutti i partiti, ad eccezione della Lega Nord. Attualmente i problemi interni ai partiti – senza direzione il PDL, senza una direzione chiara il PD – possono compromettere questo appoggio. C’è chi, all’interno di altre formazioni, inizia a vedere Monti come un concorrente politico invece che un tecnico che è lì per fare il suo lavoro sporco e poi andarsene.
Inoltre, il conflitto sull’alta velocità acquisisce sempre più sfumature violente. “La guerra del TAV”, che ha già lasciato dietro di sè veicoli bruciati, giornalisti aggrediti e un manifestante gravemente ferito dopo esser caduto da un traliccio, arriva oggi a Roma. Sia Mario Monti che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano hanno espresso chiaramente la loro opinione: andare avanti con l’opera che collega la Francia all’Italia con un treno ad alta velocità. Nelle ultime ore, però, non è solo l’ambiente che è in gioco. Un articolo  di Roberto Saviano – autore di Gomorra – sul giornale La Repubblica ha fatto notare, argomentando, che le opere per il TAV si stanno trasformando già in un potente meccanismo di finanziamento della Mafia.
A Monti, che continua ad avere successo in tutta Europa e nei mercati, risulta sempre più difficile averne in Italia.

[Articolo originale "A Monti se le agota el crédito" di Pablo Ordaz]

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Traduzione di:
Elena BergamaschiSpagna Elena Bergamaschi
Laureata in Management Internazionale, ha vissuto in Spagna dove ha frequentato l'ultimo anno di specialistica. Ha una forte passione per la lingua spagnola e latino americana, ama i viaggi non convenzionali e nel tempo libero studia arabo, corre e cucina... soprattutto dolci perché nella vita, se c'è qualcosa che non può mancare, è la dolcezza.
Revisione di:
Michela FarinaAmina Iacuzio