“Negro bastardo, i tifosi della Lazio ti odiano” scrisse qualcuno. “Sei uno scimmione”, aggiunse un altro. Questi furono i messaggi ricevuti dall’attacante Djibril Cissé nel suo account di Twitter da parte di due tifosi.

L’eredità di Mussolini

El País

Il gruppo radicale “Irriducibili”, nato nel 1987, ha accompagnato la Lazio e definito il carattere fascista e antisemita del club romano

“Negro bastardo, i tifosi della Lazio ti odiano” scrisse qualcuno. “Sei uno scimmione”, aggiunse un altro. Questi furono i messaggi ricevuti dall’attacante Djibril Cissé nel suo account di Twitter da parte di due tifosi, poco tempo dopo il suo trasferimento al QPR londinese. Gli insulti furono inviati da due individui isolati, tanto censurati dalla società quanto applauditi dagli Irriducibili, il gruppo radicale e della destra estrema del club romano.

Questo, comunque ci ricorda che nella Lazio – che affronta oggi l’Atletico [16 febbraio, NDT] nell’andata dei sedicesimi dell’Europa League – continua ad essere latente il focolaio fascista. Un’eredità che naque il 6 ottobre 1929, il giorno in cui Benito Mussolini si fece socio del club pagando una quota di 1000 lire.

“Il razzismo ci fa schifo, forza Lazio è il nostro tifo”, intona l’Olimpico. Non così la curva nord, dove si trovano gli ultrà, e dove gli episodi fascisti e antisemiti, ripetuti e allarmanti, hanno marchiato di nero il club. Un fatto che contrasta con i principi fondanti della Società.

Ufficiale nella guerra italo-abissina, Luigi Bigiarelli – atleta e fondatore del club – rifiutò dal 1896 la violenza e trovò nello sport la pace che cercava. Tutto iniziò quando gli negarono la partecipazione al Giro del Castel Giubileo perché doveva essere iscritto a una società. “Perché non ne creiamo una?”, domandò a quattro amici. Alcuni giorni dopo, il 9 gennaio 1900, nacque la Lazio, con colori azzurro e bianco in onore dei Giochi Olimpici di Atene. Un gruppo che propugnava fratellanza e universalità. Alcuni anni dopo giunse Mussolini e con lui il fascismo.

Fu il Duce a introdurre il grido “Boia chi molla” che ancora si ascolta all’Olimpico quando si affrontano la Roma e il comunista Livorno. Un ruggito coniato nei Fasci di Combattimento, nucleo del Partito Nazional Fascista di Mussolini.

Tutto questo fu assorbito da Giorghio Chinaglia, il seguente eroe della Lazio, dal 1969 al 1976. Soprannominato Giorgio Long John, nome del pirata Long John Silver dell’Isola del Tesoro di Stevenson, Chinaglia fu attaccante della Nazionale ai Mondiali di Germania ‘74, seconda linea nel rugby, presidente di Lazio, Cosmos e Ferencvaros, cantante, allenatore, rappresentante… Però soprattutto fu ed è fascista e laziale.

Come spiega Guy Chiappaventi in Pistole e palloni, giocò in una Lazio trionfale e polemica, dove lo spogliatoio era diviso in due, “o con Chinaglia o con Gigi Martini”, e dove portare una pistola era un obbligo. Però Long John conquistò la tifoseria perchè nei derby celebrava i gol sotto la curva furiosa dei tifosi della Roma. Nell’occasione strinse un legame perenne con i quattro fondatori del Commandos Monteverde Lazio -74, un altro gruppo della tifoseria laziale.

A tal punto che nel 2006 li convinse a minacciare le mogli dei dirigenti affinché gli vendessero il club con una società fittizia. Nonostante John già fosse presidente della Lazio nel 1983 e l’avesse portata in serie B, la tifoseria passò mesi reclamando il suo ritorno. È la curva che lasciò in eredità Mussolini, quella dell’estrema destra.

Per questo non è strano che nel 1992, dopo la vittoria della Lazio sulla Roma, la curva restituì la maglietta che le aveva lanciato dal campo Aaron Winter, il primo giocatore nero della storia del club, oltre che ebreo. Dello stesso tono fu uno striscione esposto nel derby del 1998 che diceva: “Auschwitz la vostra patria; i forni, le vostre case”. Nel 2000, la curva difese Mihajlovic, un idolo per la sua ideologia xenofoba e fascista. E nel 2001 quando la Roma vinse il Campionato, si lesse “Squadra di neri, curva di ebrei”.

Inoltre una mattina del 2001 le strade di Roma si svegliarono con numerose scritte razziste. “Liverani, sporco negro”. Si era saputo che il club aveva ingaggiato il secondo giocatore nero della sua storia. Però, capricci della curva, non tutti furono insultati. Veron, che ha un tatuaggio di Che Guevara, fu sempre adorato.

Però gli ultrà, che negli scontri chiave possono arrivare ad essere 6.000, hanno sempre preferito il tatuaggio con il ritratto di Mussolini che portava Di Canio che a 20 anni celebrò il suo primo gol in un derby sotto la curva della Roma, nel più puro stile Chinaglia. A 36 anni, quando ritornò, non lesinò saluti romani, tipo Mussolini. Adesso, Konko, Diakité e Makinwa, giocatori neri della squadra, non ricevono insulti.

Ma a Klose mostrarono uno striscione nel quale si leggeva “Klos mit uns”, in riferimento allo slogan militare utilizzato per i nazisti Gott mit uns (Dio con noi). “La politica deve rimanere fuori dallo stadio”, rispose Klose. I suoi gol lo fecero perdonare. Cosa che non è successa spesso all’Olimpico dal 6 ottobre del 1929, quando Mussolini pagò le 1000 lire.

[Articolo originale "La herencia di Mussolini" di JORDI QUIXANO]

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Traduzione di:
Alessandro Roldo Alessandro Roldo
Bellunese doc, come molti Veneti fino a non molto fa credeva che l'italiano fosse l'unica lingua straniera che potesse esistere. Ma si sbagliava. Nato in Germania, ha vissuto anche in Irlanda dove ha conosciuto la sua partner francese, compagna con la quale vive in Catalogna assieme alla loro piccola bimba. Laureato in Storia Medievale, amante della letteratura italiana, del trekking, delle Dolomiti e della cucina europea, spera che sua figlia possa sperimentare la sensazione che suo padre vive, ossia sentirsi cittadini europei. In un Belpaese dove la stampa è imbavagliata, ritiene moralmente indispensabile contribuire al progetto di questo sito.
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