![]()
Nel 1940 il Partito Comunista Italiano (PCI) era una piccola, inefficace e perseguitata setta. Il suo più grande teorico, Antonio Gramsci, dopo anni passati in un carcere fascista, era morto; il suo leader Palmiro Togliatti era in esilio a Mosca. La guerra poi salvò il partito. Già nel 1944, mentre gli Alleati avanzavano, il PCI era diventato la forza principale della Resistenza. Nel 1946 contava già oltre 2 milioni di membri. Nel 1948 era il secondo partito politico del Paese.
I comunisti italiani stavano crescendo come un’opposizione responsabile sotto la costituzione democratica che avevano aiutato a formare. Eppure, come il “Generale” di Gabriel García Márquez, si ritrovarono alla mercé di un destino che non potevano controllare. Furono espulsi dalla coalizione di governo del dopo-guerra, fatti oggetto di una propaganda isterica (il papa Pio XI dichiarò che votare comunista equivaleva ad una condanna alla dannazione eterna), e ritenuti responsabili degli atti repressivi in URSS che si sentivano obbligati a giustificare. Come forza minoritaria, difendevano testardamente e coerentemente tutti i diritti civili disponibili in una democrazia occidentale; come comunisti difendevano in modo ugualmente testardo tutte le violazioni di questi stessi diritti perpetrate nelle “repubbliche popolari”. A parole desideravano la fine del capitalismo, ma nei fatti erano dei riformisti notevoli. Alla fine degli anni ’70 avevano un terzo dei voti. Nelle città che controllavano, come Bologna, diedero agli italiani un assaggio di come una democrazia di stile svedese potesse funzionare in Italia.
Verso la fine degli anni ’60, in un primo momento timidamente, iniziarono a prendere le distanze dall’Unione Sovietica. Condannarono la soppressione della primavera di Praga, appoggiarono i dissidenti, criticarono l’intervento sovietico in Afghanistan e infine, nel 1981, denunciarono la legge marziale in Polonia. Eppure i comunisti italiani ancora sventolavano le bandiere rosse e si chiamavano fra loro “compagni”. Poi il comunismo cadde nell’Europa dell’est, e i comunisti italiani, seppur riluttanti, decisero che il nome era diventato un onere. Nel 1991 il partito riemerse prima come Partito Democratico della Sinistra, in seguito come “Democratici di Sinistra” e poi ancora, come a voler seppellire nervosamente tutte le tracce del passato, come Partito Democratico. Ma ciò non è servito a migliorare gli scarsi risultati elettorali.
La storia di Lucio Magri del partito comunista italiano (perché si tratta di questo, e non della storia del movimento comunista globale, come suggerisce il sottotitolo inglese), è la storia dal punto di vista di un insider. L’autore (che è morto lo scorso novembre) diventò membro del partito negli anni ’50, ne costituì una voce critica dall’interno e negli anni ’60 fondò il quotidiano “Il Manifesto”, che diventò la voce della sinistra del partito. Nonostante il suo liberalismo, il PCI – incapace di tollerare una tale spaccatura del centralismo democratico – espulse il gruppo del Manifesto, nonostante Magri ci tiene a specificare che “non avevamo intenzione di danneggiare il partito”. Magri e i suoi compagni non divennero mai uno dei gruppetti che infestavano la sinistra estrema. Al contrario, egli ridiventò membro del partito a metà degli anni ’80.
Ci si potrebbe aspettare un racconto pieno di rancore o di voglia di prendersi delle rivincite, ma Magri fa uno sforzo onesto di essere giudizioso ed equilibrato. Gran parte del libro è un racconto perfettamente valido della storia e dei tempi del PCI, anche se l’autore spesso tratta le sue supposizioni come fatti e fa delle affermazioni non supportate da prove. Ma è anche la storia, quasi impercettibile, del suo legame con il PCI. Di tanto in tanto il tono diventa intimo: “Devo confessare a questo punto che un dubbio profondo ha paralizzato il mio lavoro al libro per settimane o mesi addirittura.” A volte si sente il dolore di una vita passata a lottare per un’Italia migliore finita con il doversi opporre ad un avversario tanto ridicolo quanto Silvio Berlusconi, fatto cadere non dalle masse ma dai mercati.
Ma chi è il sarto di Ulm? Era l’inventore, nel XVIII secolo, di una macchina volante che precipitò. Brecht ne racconta la storia in una ballata, evidenziando che alla fine gli esseri umani hanno imparato a volare. La consolazione di sempre dei perdenti: “Qualche giorno, un giorno, vinceremo”.
Donald Sassoon è l’autore di “One Hundred Years of Socialism” (IB Tauris)


















bell’articolo, brave!
grazie Matteo!
Però se avessero preso il potere in Italia ci avrebbero fatto provare una democrazia in stile sovietico!
Errato. Il PCI ha contribuito alla stesura della Costituzione repubblicana, ha lottato per i diritti civili che l’art.3 della Costituzione ci ha donato ma che democristiani e bigotti ieri, leghisti e fascisti oggi ci vogliono far rimangiare. Cosa dice l’art. 3? fai uno sforzo, dài che ci riesci.
Il PCI si è battuto in prima linea per dare una dignità ai ceti più oppressi della società del dopoguerra, i diritti che hanno (anzi, che sono rimasti) agli operai e dipendenti li hanno acquisiti i partiti della sinistra a suon di manganellate e scioperi fino alla fame.
Ma quanti hai, ragazzo? non offenderti, ma basta leggere su wiki e farsi meno seghe mentali davanti alla PS3.
Poi ci sentiamo. saluti, I.Z.
Avranno anche combattuto battaglie per i lavoratori,ma i comunisti volevano anche instaurare la dittatura in Italia,come ogni altro partito comunista d’Europa. Il comunismo avrà portato tanti vantaggi ai paesi dell’est ma gli svantaggi erano di gran lunga superiori.Così sarebbe stato anche in Italia.
Io mi farò meno seghe mentali ma tu togliti i prosciutto davanti agli occhi.
Ricambio i saluti
Mattia
Nessuno di noi voleva la dittatura e non sei tu a confermare il contrario per un semplice motivo:
Io c’ero, tu no.
Io avevo 17 anni quando scendevo in piazza a manifestare per i diritti di cui oggi tu godi e nessuno di noi, dalle sezioni di partito di provincia in su non ha mai avuto il minimo sentore di illiberalità o lotta contro la democrazia. La DEMOCRAZIA eravamo noi e te lo racconto con tutto l’orgoglio di averlo vissuto per anni. Se non sei mai stato ad un dibattito di sezione dove si votava, non puoi conoscere l’aria libera di decidere e poter scegliere……e non il contrario dove è il partito a fare la linea politica. era la base a determinare i propri delegati.
Fette di prosciutto? Ragazzo, io parlo per esperienza e non per sentito dire. Non so se tu puoi dire altrettanto, ma non vantarti della tua giovinezza. io fin qui ci sono arrivato…ed anche bene. E te lo auguro anche a te.
Poi, scusa, ma…ti pare che ci battessimo per i diritti dei cittadini e poi dietro dietro avessimo i vertici che volevano la dittatura?
Ma un filo di logicità, porcapaletta, è così difficile da trovare?
Se noi ragazzi, che prendevamo manganellate dalla celere sulle ns gengive per dividere le conquiste anche coi conigli che ci denigravano e ci insultavano (perchè questa è la realtà, cornuti e mazziati) combattevamo un regime democristiano che bloccava qualsiasi riforma di società civile, ci fossimo trovati un PCI che volesse la dittatura, pensi proprio che l’avessimo accettata ?
Ma è così difficile da capire ed accettare che il PCI non aveva nulla, ripeto nulla di comunista nel senso ortodosso del termine?
Poi, se lo vediamo nell’ottica sportiva, allora capisco. Io sono milanista e chissenefrega se qualsiasi finale di cempionslig non giocata dai rossoneri tifo per gli altri, purchè non vinca inter o juve.
A buon intenditor…………
Dimenticavo: io sono Socialista, strenuamente convinto che sia l’unica ideologia “tollerabile”. Non sarà il Verbo, ma lo trovo il miglior prodotto sul mercato.
Ora chiediti che ci facevo insieme, da sempre, ai comunisti, di cui ero critico e criticato, ma abbiamo sempre “lavorato” insieme.
Piacevole chiacchierata. “notte!!!
Capisco che vuoi dire.Io ,al contrario di te,non c’ero e questa storia mi è stata raccontata.Però mi sono fatto un’opinione,discutibile non dico di no.Penso che il Pci,pur non essendo ortosso come gli altri partiti comunisti d’europa,non aveva obbiettivi dissimili.Mi spiacerebbe sapere per qualcuno che ti ha ingannato(secondo me).
Il socialismo lo guardo con simpatia: per me è sempre stato più moderato del comunismo,pur facendosi portavoce degli stessi valori;lo sempre visto inoltre come il partito giusto per l’alternanza con la Dc.
P.s : Non me ne frega niente del calcio,lo seguo poco,guardo più il rugby. Nelle coppe internazionali però tifo le italiane o le europee(nel caso della coppa del mondo per club)in quanto mi ritengo un patriota italiano ed europeo.
È stata una piacevole chiccherata =)
mattia
Ragazzo, fatti un favore, ascoltati questa:
http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ
poi, forse, ti farai un’idea di chi ha le fette di prosciutto sugli occhi. Mi auguro che tu la capisca. Anzi, lo auguro a te, così capirai chi è stato ingannato tra te e me. Senza rancore, comunque, per il puro piacere della discussione.
@Zerb, Mattia
E’ stato piacevole anche ascoltarvi, sia pure con qualche ora di ritardo… ;-)
Ciao Robby,
sai che non resisto a certe discussioni. Le trovo anche divertenti parlare con i giovani (sigh, mi dicevano le stesse cose a me quarant’anni fa) che non conoscono la ns Storia nazionale. Se poi trovi chi parla senza dir cazzate…..allora si va sul velluto.
A presto, ciao.
@ Zerb: video divertente ed interessante,ma rimango sulle mie idee.
Tu e i tuoi compagni ci potevate credere,ma il comunismo ha tradito gli ideali di cui si faceva portatore(secondo me).
@ Zerb: video divertente ed interessante,ma rimano sulle mie idee.
Tu e i tuoi compagni ci potevate credere,ma il comunismo ha tradito gli ideali di cui si faceva portatore(secondo me).
È stata una bella discussione!
Tu lo trovi divertente, io commovente, infatti la fine rispecchia la quotidiana realtà: è finito il PCI, ma i problemi che si era posto di risolvere restano tutt’ora irrisolti e non c’è nessuna alternativa in vista.
Qualcuno mi sa dire quali diritti sociali abbiamo conquistato dopo la sua fine?
Per contro, quelli persi sono una miriade. Uno su tutti? La Scala Mobile.
Sai cos’era?
…[il comunismo ha tradito gli ideali di cui si faceva portatore]…….
Frase fatta. Chi l’ha scritta? Uno che non conosceva il PCI di sicuro.
Vabbè, abbiamo scherzato, dài. Oggi c’è Grillo che ci illumina.
Stiamo vivendo un nuovo oscurantismo.
Quale sarà l’epilogo?
Scontato. Ripristino della ghigliottina. Scommettiamo?
Maccioe` questi communisti ancora qui` stanno?
Macci vogliano transformare tutti come recchioni?
Chesse Berlusconi non era lamico di Busc all’ora pure in Italia ciavevamo Marxettung!