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L’Europa si appoggia sulle spalle di Monti

Financial Times

L’Italia è tornata. La tedesca Angela Merkel è in cima alla lista dei potenti d’Europa. Il francese Nicolas Sarkozy può reclamare lo status di leader più energico del continente. Mario Monti è quello più interessante. Dopo un’assenza durata vent’anni, l’Italia è tornata sulla scena. Il destino di Monti potrebbe essere quello dell’Europa.

L’altro giorno la Casa Bianca ha dichiarato che il primo ministro italiano avrebbe presto incontrato Barack Obama. Dire che l’annuncio è stato caloroso è riduttivo. Monti e il presidente discuteranno “le misure generali che il governo italiano sta prendendo per ristabilire la fiducia sul mercato e rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, come pure la prospettiva di un’espansione del programma di protezione finanziaria dell’Europa”. Traducete e otterrete: Obama supporta Monti fino in fondo, incluso quando fa pressione sulla Merkel.”

C’è stato un tempo in cui l’Italia aveva qualcosa da dire in Europa. Gli italiani sostennero il grande salto integrazionista negli Anni ‘80. Il summit di Milano diede la spinta per la realizzazione del Mercato unico. Cinque anni dopo un meeting a Roma stabilì il programma per l’euro. Ciò offrì l’occasione, tra l’altro, per la caduta di Margaret Thatcher: i suoi “No, No, No” alla moneta unica fomentarono la ribellione dei Tory. Sembrerà strano, ma i conservatori britannici, un tempo, erano per la maggior parte pro-europei.

L’era di Silvio Berlusconi ha poi messo fine all’influenza italiana. Sebbene gli fosse sempre garantito un caloroso benvenuto da parte di Vladimir Putin, Berlusconi è stato evitato dai suoi colleghi dell’Unione Europea, in quanto considerato causa di irritazione e imbarazzo. Monti, un accademico serio con un piano serio, è diverso sotto ogni punto di vista. Berlusconi ha inventato volgari barzellette sull’aspetto della Merkel. Monti parla con lei di economia.

C’è un secondo Italiano al tavolo dei potenti. Mario Draghi, l’altro Mario, si è messo in luce durante la sua breve presidenza alla Banca Centrale Europea. Per quanto riguarda l’ortodossia economica, Draghi si attribuisce il titolo di tedesco onorario. Eppure una grande operazione di rifinanziamento lanciata sotto la sua dirigenza, alleggerimento quantitativo in altri termini, ha sostenuto il sistema bancario e calmato i mercati finanziari.
Lo schema della BCE non è una soluzione permanente, ma ha dato ai politici lo spazio per negoziare il prezioso accordo fiscale della Merkel. Per la sempre presente ombra della Grecia, ci sono segni che la crisi dell’euro sta passando da una fase acuta ad una cronica.

Monti conta perché sarà in Italia che le prospettive a lungo termine dell’euro si decideranno. Se la Grecia davvero fallirà, Irlanda, Portogallo e Spagna saranno sotto tiro.
L’Italia, tuttavia, è la protagonista cruciale. Se la terza economia più grande della zona Euro non riuscirà a registrare una credibile progressione economica, l’euro non avrà futuro come progetto paneuropeo.

Monti ha un paio di assi nella manica. Le sue misure di austerità si sono già dimostrate impopolari, ma i politici italiani eletti godono ben poco di una forma migliore. Berlusconi fa il cecchino dalle retrovie ma la sua coalizione di centro destra sarebbe annientata in una ipotetica e improvvisa tornata elettorale. Quindi Monti ritiene di avere un altro anno a disposizione, fino alle previste elezioni nella primavera del 2013, per mettere in atto la sua strategia.

La seconda carta a sua disposizione è il fatto che può tener testa alla potenza tedesca. La sua carriera da riformatore liberale nella Commissione Europea non è in discussione. Il suo contegno sfata qualsiasi stereotipo di irresponsabile europeo meridionale. Ah, e Obama lo appoggia del tutto quando dice alla Merkel che misure d’austerità fini a sé stesse trasformerebbero un patto fiscale in un patto suicida.

Sospetto che Sarkozy sia leggermente infastidito dall’intrusione di Monti. Il Presidente francese non è uno che ama condividere il palcoscenico. Finora Parigi ha sostenuto l’apparenza che la guida dell’Europa spetti all’associazione franco-tedesca. In verità, l’alchimia fra il presidente e la cancelliera è tutt’altro che positiva.

Come spesso accade, Sarkozy ha più interessi nel successo di Monti che molti altri. Ogni volta che incontro alti funzionari francesi, come è accaduto all’ultimo Colloque franco-inglese, sono colpito dalla loro insistenza sul fatto che la sopravvivenza dell’euro sia vitale. Quello che intendono, credo, è che il dissolvimento della moneta unica farebbe sì che la Francia venga percepita come un’economia di secondo piano, alla faccia di ogni aspirazione a contare qualcosa a livello internazionale.

Non c’è certezza che Monti avrà successo. Grossi tagli alla spesa e aumento delle imposte sono una cosa. Il vero banco di prova arriverà quando si tratterà di liberalizzare l’economia. Qui si dovrà confrontare con un alveare di negozi chiusi, pratiche corporative e avidi cartelli. Questa settimana le città italiane sono state gettate nel caos da parte di tassisti e camionisti. Avvocati, farmacisti e stazioni di servizio sono pronti a incrociare le braccia al primo accenno da parte del governo di spogliarli dei loro privilegi. Non sarà facile.

Le scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro della zona Euro è inevitabilmente polarizzato. Da una parte tutti coloro che dicono che l’avventura Europa può essere salvata solo se gli stati Cattolici del sud assorbono la cultura protestante settentrionale fatta di parsimonia e duro lavoro. Dall’altra parte ci sono coloro che ritengono che si starebbe tutti meglio se solo i tedeschi fossero disponibili a spendere e prestare di più, sottoscrivendo il debito dei vicini del sud Europa. Entrambe le posizioni sono terribilmente ingenue.

La sfida che affronta l’Europa, cristallizzata dalla crisi della sua moneta, è quella di adattarsi ad un mondo in cui non è più possibile dettare le condizioni di scambio. Legislatori ed economisti possono discutere quanto vogliono sui meriti e i demeriti della svalutazione monetaria o tarare sottilmente il bilancio a metà tra rettitudine fiscale e stimolo alla domanda. La grande domanda è se l’Europa potrà competere in un mondo di cui l’Occidente ha perso il controllo.
Questo è il motivo per cui ciò che Monti sta facendo in Italia è fondamentale.

[Articolo originale "Europe rests on Monti’s shoulders" di Philip Stephens]

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Traduzione di:
Armida Faienza Armida Faienza
Laureata in spagnolo e portoghese, attualmente sono in Gran Bretagna per migliorare l'inglese. Da grande mi piacerebbe lavorare in un settore che mi dia la possibilità di esercitarmi con le lingue! :)
Lillo Montalto Monella Lillo Montalto Monella
Lillo Montalto Monella è un giornalista investigativo residente a Londra, fotografo a tempo perso. Dalle intersezioni fra il Belpaese e l’estero nascono gli articoli che animano le pagine del suo blog, il Monella. L’ironia è lo strumento utilizzato per ridare vita alla notizia, prima che venga fagocitata acriticamente nella frenesia della quotidianità.
Revisione di:
Simone SerraDaniela Castrataro