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ROMA – In Gregorio Maria De Falco, fino a poco tempo fa sconosciuto capo delle operazioni della Capitaneria di Porto della città costiera toscana Livorno, l’Italia ha trovato non solo un eroe nazionale, ma la controparte del Capitano Francesco Schettino, l’imprudente ed apparentemente codardo capitano della nave da crociera Costa Concordia.
Aderendo con facilità alla propensione nazionale per il dualismo, gli italiani si sono dati un eroe da mettere in scena contro il loro anti-eroe, un esempio per il loro criminale, come ha scritto Pierluigi Battista nel giornale milanese il Corriere della Sera giovedì.
Il rimprovero del Capitano De Falco al Capitano Schettino, approssimativamente tradotto in inglese con “Get back aboard! Damn it”, è già entrato nel lessico nazionale, per non parlare delle t-shirt e (in base a quanto giunge dall’Italia) della suoneria per il cellulare.
“Gli Italiani si vergognano e capiscono che quello che è in gioco va oltre la vita e la morte, e tocca la nozione di identità nazionale che ha a che fare con la storia, l’etica e il modo in cui siamo percepiti”, ha detto in un’intervista Francesco Merlo, cronista per il quotidiano romano La Repubblica.
Questo senso di vergogna ha portato a un’iperbolica rilettura della storia. Sebbene la conoscenza delle personalità dei due uomini sia per lo più di circostanza, i media italiani li hanno facilmente ricondotti a ben distinti stereotipi italiani: il Capitano Schettino un temerario sbruffone e criminale; il Capitano De Falco un sostenitore del dovere e delle responsabilità, spesso ignorato in una nazione facilmente coinvolta da più vivaci, e solitamente meschini, comportamenti.
Il contrasto stridente è stato comparato da alcuni alla stessa grande differenza tra il primo ministro italiano, l’esibizionista magnate dei media legato a vari scandali, Silvio Berlusconi, e il suo successore da novembre, il serio e virtuoso cattolico del governo tecnico, Mario Monti.
E nel momento in cui i commentatori sociali hanno visto nell’inabissarsi della Costa Concordia un’ovvia metafora del Paese, impantanato in una palude economica e politica che affonda sotto il peso del suo ingombrante debito pubblico, il pragmatismo diretto e serio di De Falco ha fatto da eco a quello di Mario Monti e del suo governo tecnico. Allo stesso modo, le conversazioni registrate del Capitano Schettino, in cui egli rassicura che a bordo va tutto bene, sono reminiscenze delle ripetute dichiarazioni di Berlusconi secondo il quale l’economia italiana era forte (indicò i ristoranti pieni come prova) mentre il Paese era invece sull’orlo del collasso economico.
“Vedere qualcuno che in un momento di difficoltà mantiene saldi i nervi è consolante perché è quello di cui abbiamo bisogno,” dice Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera e autore di “Mamma Mia!”, un nuovo libro su Berlusconi. “L’Italia vuole avere i nervi saldi perché abbiamo già percorso la via del cabaret.”
Tuttavia, di fronte all’enormità della tragedia apparentemente causata da un errore di valutazione nautico del Capitano Schettino, l’Italia ha pubblicamente cercato, e trovato, una qualche consolazione nella lucida reazione del Capitano De Falco a quei momenti di caos in cui la nave ha cominciato ad affondare senza nessun evidente comando a sovrintendere l’operazione di soccorso.
Inoltre, Schettino e De Falco sono stati ritratti dai media come la duale natura di “una nazione marittima che non sa come servirsi del mare, che dal mare è stata sconfitta”, secondo quanto scritto da Francesco Merlo, giornalista, sebbene l’Italia sia una penisola con migliaia di miglia di costa.
Il naufragio è stato così grave perché è successo nel mare più calmo, poco lontano dalla costa. “Anche il paragone con il Titanic non è corretto, perché questo non è avvenuto in alto mare, ma praticamente in una tinozza”, ha detto. “Ḕ un naufragio che parla di mediocrità”.
Alcuni giornalisti hanno costruito analogie con altri ignominiosi episodi dal passato dell’Italia, come la fuga di Roma della famiglia reale e del primo ministro, dopo l’8 settembre 1943, quando il nuovo governo annunciò la rottura dell’Italia con l’Asse alleato e la firma dell’armistizio con gli alleati, spesso descritta come il classico momento dell’abbandono di una nave che sta affondando.
“La nozione di fuga è parte della nostra storia, e definisce il carattere italiano,” dice Merlo, non per altro la codardia è stato un tema di molti grandi film della tradizione neorealista italiana. “Questa è la nostra storia, anche quando tentiamo di modificarla”, ha detto. E aggiunge, “i nostri momenti di grandezza, spesso, hanno un elemento di eroismo casuale”, come nel caso del Capitano De Falco.
Ma altri mettono in guardia di fronte a certi racconti semplicistici. Il Capitano Schettino è stato reso “facile capro espiatorio sul quale si è scaricata la nostra collera” contrapposto ad “un eroe senza macchia che lo ha placato”, ha scritto Massimo Gramellini, nel giornale torinese La Stampa. “Questa è la stucchevole formula delle storie italiane in momenti di crisi”. Egli invita gli italiani a sospendere il giudizio sull’episodio, ed è contrario a quello che lui chiama l’abuso del termine eroe, il quale, dice, è conferito in Italia a chiunque compie il proprio dovere.
Il Capitano De Falco potrebbe essere il primo ad essere d’accordo. È sotto l’ordine di non lasciare dichiarazioni ai giornali e ai media, ma il suo riserbo durante il dibattito pubblico di questa settimana suggerisce che non è una persona in cerca di celebrità. Quando ha parlato ai cronisti locali, ha ripetuto di non essere un eroe, e che lui e la sua squadra stavano soltanto svolgendo il loro lavoro.
La lezione che si impara dal naufragio, ha detto Severgnini, è che l’Italia potrebbe spostarsi da una mentalità “a modo mio” ad una “ad altra maniera”.
“Non vogliamo diventare svizzeri, ma ci sono migliaia di persone serie in Italia”, ha detto, in riferimento alla reputazione svizzera per le abitudini di lavoro calviniste. E queste persone dovrebbero prevalere su coloro i quali “non possono comandare una nave, ma riescono a causare il naufragio delle loro famiglie, del loro lavoro, o del loro paese, e dopo scappano”.
[Articolo originale "Italy Finds a Heroic Foil for Its Scorned Captain" di Elisabetta Povoledo]


















Il signor De Falco non può essere considerato un eroe per il semplice fatto che approvando il passaggio della nave vicino all’isola, ha chiuso gli occhi di fronte ad un atto illegale, ed è quindi co-responsabile di quel che è successo. Il seguito è stato solo un riparare il danno mettendo in pratica le sue direttive.
Non sono d’accordo con la mitizzazione di due personaggi.Schettino ha sbagliato ma poteva capitare a chiunque altro ha compiuto quella manovra.De falco non è un eroe,ma un brav’uomo con un grande senso della responsabilità.
La storia italiana,per concludere,non è stata scritta solo da codardia,ma anche e soprattutto di episodi di eroismo(non molto da personaggi quali politici, attori ecc).Gli italiani non sono un popolo di codardi; come ho già scritto altre volte,chi lo dice è probabile che lo pensi di se stesso.
P.s: gli statounitensi non sono immuni dal dualismo.
@Mattia,
Davvero, sentire un americano che accusa un altra nazione di essere dualista fa davvero ridere.. Non erano loro gli eroi contro l’impero del male ? Basta guardare un qualunque loro film o leggere un qualunque loro libro e ci si rende conto immediatamente di quanto sia radicata una visione dualista nella loro cultura. Non sono daccordo invece nel dire che e’ stato solo uno sbaglio quello di Schettino. Sugli inchini sospetto una vasta serie di corresponsabilita’ da Costa Crocere alle Capitenerie di Porto, ma di fronte all’emergenza si e’ dimostrato un codardo e ha mancato al dovere prima umano e poi legale di assistere i naufraghi di cui comunque la si voglia vedere lui era , in quanto comandante , il primo e diretto responsabile
@ Roberto: sono d’accordo con te per quanto riguarda la codardia di Schettino;intendevo ragionare sopra al fatto che molti hanno fatto quella manovra,avendo però più fortuna di lui.
tanco piero srcive:per rompere gli schemi fini dovrebbe lasciare il cadreghino ove e’ seduto ancora!!!
Queste semplificazioni nel tracciare stereotipi sulle persone è quanto di piu’ sbagliato. Qualcune ritiene che gli americani approvino nella loro maggioranza il pilota che tranciando la funivia del Cermis provoco’ decine di morti? Eppure, a ben vedere, l’intera nazione si strinse attorno al pilota, non lo processo’ e tutto fini’ a tarallucci e vino. Davvero i tedeschi pensano che l’Italia è rappresentabile con i rifiuti di Napoli e non con la capacità di reagire degli Angeli del fango? Qualcuno pensa forse che gli orrori del nazismo risiedano nel DNA dei tedeschi? Davvero i popoli, milioni di persone, possono essere racchiusi idealmente in grottesche macchiette?
@ Antonio: Gli stereotipi sono decisamente un modo orrendo di giudicare le persone.
Che tristezza sentire certe parole dette da un italiano a un giornale straniero. La codardia è un dato nazionale… A CASA SUA. Poi ci lamentiamo se ci dicono che siamo un popolo schifoso, meschino e ridicolo.