[Time]
Il livello di popolarità di George W. Bush è così basso che si può immaginare che Barney, il cane presidenziale, abbia a malapena la forza di scodinzolare quando il comandante in capo entra a grandi passi nelle stanze della Casa Bianca. Così è sembrato di buon auspicio che ad arrivare sul South Lawn lunedì sia stato l’uomo che potrebbe essere l’ultimo grande amico del presidente. Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è arrivato a Washington giusto in tempo per il Columbus Day, e giusto in tempo per dire quello che quasi nessun altro uomo politico oserebbe dire ad alta voce di questi tempi: “Sono sicuro al 100 per cento che la storia dirà che George W. Bush è stato un grande, grandissimo presidente degli Stati Uniti.”
L’affettuoso e ostinatamente fedele Berlusconi è rimasto dalla parte di Bush nonostante l’impopolarità del presidente americano in Italia. Più dell’ottanta per cento degli italiani era contrario alla guerra in Iraq ma il loro discusso Presidente del Consiglio ha aiutato a promuovere la cosiddetta “Lettera degli Otto”, una dichiarazione di appoggio alla politica di Bush in Iraq da parte dei leader europei nelle settimane precedenti l’invasione. In seguito alla caduta di Saddam Hussein, Belusconi ha mandato 3000 soldati nel sud dell’Iraq. Durante la visita di Bush a Roma, nel giugno del 2004, i due leader sono stati oggetto di una grande protesta contro la guerra. Ma Berlusconi, che in quel periodo stava diventando sempre più impopolare tra gli elettori, non ha rinnegato l’amicizia con il presidente nel corso di un’intervista di allora con il Time.
“Abbiamo le stesse radici. Come me, anche lui viene dal mondo degli affari e dello sport. Ci capiamo a vicenda,” aveva dichiarato Berlusconi. I due hanno sempre considerato importante chiamarsi per nome e congratularsi l’uno con l’altro e Berlusconi si è guadagnato vari inviti al ranch di Bush a Crawford, in Texas.
La sconfitta di Berlusconi alle elezioni del 2006 ha portato a una parentesi di due anni in cui i rapporti tra Washington e Roma sono stati in un certo senso più freddi, con la salita al potere del Presidente del Consiglio di centro-sinistra Romano Prodi, contrario alla politica di Bush in Iraq. Nel periodo di tempo tra la caduta del governo Prodi e il ritorno di Berlusconi la scorsa primavera, Bush stava già registrando livelli di popolarità disastrosi ed era destinato a occupare i gradini più bassi nella classifica dei presidenti americani più apprezzati.
Evidentemente, niente di tutto ciò ha fatto cambiare idea a Berlusconi. Alla cerimonia di lunedì alla Casa Bianca, il Presidente del Consiglio italiano ha ricoperto di elogi il padrone di casa: ”In questi anni ho avuto l’onore di lavorare insieme a te. Ho trovato un uomo di grandi ideali e grandi principi, di grandi orizzonti.” Ha continuato: ”Ed è sempre stato facile per me condividere le tue idee, le tue visioni e rimanerti vicino, perché siamo legati dal comune amore per la libertà e la democrazia, dal rispetto per gli altri e dalla sensazione di essere qui solamente per servire i nostri popoli.” Bush ha ricambiato ringraziando Berlusconi per la sua “amicizia e la sua saggezza” e definendolo “un uomo sincero e di principi, che dice quello che pensa e mantiene la parola data.” Ha anche fatto un timido tentativo di dire qualche parola in italiano.
L’unico contrattempo nella storia di questa alleanza di carattere personale e politico è stato un’intervista di Berlusconi agli inizi della sua infruttuosa corsa per le elezioni del 2006, di fronte alle crescenti polemiche riguardo al ruolo dell’Italia nel conflitto iracheno. ”Ho cercato più volte di convincere il presidente americano a non entrare in guerra”, aveva detto Berlusconi a un’emittente televisiva italiana.” Non ho mai pensato che la guerra fosse il sistema migliore per portare la democrazia in un paese che doveva uscire da una dittatura cruenta. Sostenevo che si dovesse evitare l’azione militare.” In qualche modo Berlusconi si era dimenticato di aver fornito a Bush un’importante copertura politica per proseguire la guerra a cui apparentemente si opponeva.
Durante la cena ufficiale di lunedì alla Casa Bianca, sazio di aragosta del Maine e di ravioli, Berlusconi, nostalgico per l’avvicinarsi della fine del mandato del presidente, ha dichiarato che lui e Bush “resteranno amici per sempre”. Se i due continueranno a vedersi a Crawford per ricordare i loro trionfi dipende da loro. Ma il posto che occuperanno nella storia è qualcosa che va al di là delle loro capacità di previsione.
[Articolo originale "Berlusconi, Bush\'s Last Best Friend" di Jeff Israely]






















visto che il NOSTRO presidente del consiglio è così in buoni rapporti con il presidente degli stati uniti,perchè non gli chiede gentilmente di portarsi via tutte le TESTATE NUCLEARI che ci sono in giro per la NOSTRA ITALIA ??(sopratutto a VICENZA ECC..).??????????? Ricordo a chi NON lo ricordasse che GLI ITALIANI si sono già espressi in merito al NUCLEARE ed hanno detto NO !! e poi ,motori stingher,motori ad aria compressa,fusione a freddo ecc.. che fine hanno fatto??? GRAZIE
Che pena vedere chi (quando gli serve) sbandiera ‘l’italianità’ e i primati italiani farsi mellifluo adulatore quando si trova a trattare con ‘i potenti’
Non sorprende che Berlusconi sia stato invitato decine di volte ‘dall’amico Bush’, il presidente USA durante le visite può godersi le adulazioni sperticate del Cavaliere e avere la consolazione di non essere poi il peggior Capo di Stato sulla piazza…
Articolo che apprezzo molto, complimenti per il lavoro che fate!
Già, siamo pieni di bombe nucleari sotto il c..o!
Le loro basi ci fanno sentire sia più sicuri, ma anche servi. Le loro guerre ed invasioni servono solo a loro. Non alla democrazia. Gli servono per avere in futuro alleati in zone strategiche. E noi lo eravamo ai tempi dell’URSS. Per questo ci ‘liberarono’.
Cmq..W OBAMA!