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L‘Italia convive con sette problemi strutturali che rendono difficile la riforma dell’economia. Eppure c’è bisogno di riforme. Un team della UE è intanto a Roma: c’e lavoro da fare.
AMSTERDAM- Cambio di governo o meno, l’Italia in ogni caso è confrontata dall’enorme compito di riformare la sua economia. Le aziende sono troppo antiquate, il mercato del lavoro non è flessibile, il livello di istruizione della popolazione è basso. E poi c’è il mastodontico apparato amministrativo. E il lento sistema giudiziario. E la divisione Nord-Sud.
Mercoledì è arrivata a Roma una delegazione della Commissione Europea, per verificare i tagli e le riforme promessi due settimane fa da Berlusconi. In una precedente lettera, i tecnocrati di Bruxelles avevano già chiesto spiegazioni e maggiori dettagli per 68 volte.
Le domande sono quelle base: chi, cosa, quando e, soprattutto, come ? La lettera della UE ha dato l’impressione che i leader di governo europei a malapena conoscessero il motivo per cui applaudivano quando Berlusconi annunciava il proprio piano di riforme.
Le domande illustrano anche il fatto che il promesso cambiamento strutturale dell’economia italiana non è una semplice questione di 14 fogli di piani. “Il governo potrebbe dirci di più sul programma per lo sviluppo del Sud Italia?”
Inoltre: “È possibile fornire ulteriori informazioni sulle misure per lo stimolo di ricerca e sviluppo nella media e piccola azienda?”
I problemi strutturali dell’Italia non sono nuovi. A giugno sono state rese note le analisi del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e del think tank economico OCSE, che hanno constatato, non per la prima volta, che il Paese risente di una crescita economica bassa, di una bassa produttività del lavoro e di una competitività in declino.
Secondo il FMI, sette debolezze strutturali ne sono alla radice.
1 – Basso livello di istruzione
Appena un italiano su dieci ha un diploma universitario o una formazione professionale di livello superiore, mentre la media della UE è di uno su quattro. Tra le nuove generazioni la situazione è un po’ migliorata, ma il ritardo è sempre grande. Il 20% degli italiani tra i 30 e i 40 anni ha completato un corso di laurea, mentre in Olanda la percentuale è il 41%. Le competenze di un 15enne italiano sono, secondo le stime dell’OCSE tra le più basse rispetto a quelle degli studenti degli altri paesi europei.
2 – Molte piccole aziende
L’economia italiana è basata per il 72% su piccole e medie aziende. La media europea è del 57%. Teoricamente la cosa non è grave; le piccole aziende sono a volte considerate essere la molla dell’economia. Ma in Italia sono spesso basate su contatti familiari e personali, e le aziende sono attive in settori tradizionali, dove l’innovazione non giuoca un ruolo di spicco.
3 – Mercato del lavoro immobile
A causa della protezione antilicenziamento soprattutto nelle piccole aziende gli imprenditori, secondo il FMI, sono meno pronti ad assumere dipendenti. Inoltre, rende le cose difficili il fatto che la ‘cesoia’, la differenza tra quello che il datore di lavoro deve pagare allo Stato e quello che il lavoratore riceve come netto, ammonti a circa il 35% del totale del costo del lavoro. In Olanda la differenza è meno del 30 per cento, e consiste nei costi del lavoro. È anche per questo motivo che i datori di lavoro in Italia non assumono personale: i dipendenti sono relativamente costosi per i datori di lavoro.
4 – Poca innovazione
I contributi alla ricerca e allo sviluppo ammontano all’1,1 per cento del Prodotto Nazionale Lordo. In Olanda è all’1,8 per cento. La media dell’OCSE si assesta sul 2,3 per cento. Per tale motivo dall’Italia arrivano pochi nuovi prodotti in grado di conquistare il mercato.
5 – Troppa burocrazia
Tra l’altro, metter su una propria azienda in Italia richiede molte procedure burocratiche e perseveranza. Molti lavori nel sistema dei servizi commerciali (commercialisti, avvocati) hanno uno status protetto, con tariffe fisse. Ciò non favorisce il buon funzionamento del mercato. Inoltre, troppe sono le aziende ancora (in parte) in mano statale, cosa che non favorisce l’efficienza.
6 – Lento sistema giudiziario
Le procedure giudiziarie civili sono tra le più lente dei paesi ricchi. Gli avvocati hanno la tendenza a tirare per le lunghe i loro casi: vengono pagati per ogni azione legale, cosa che non favorisce la dinamica economica.
7 – Differenze Nord-Sud
Per quanto riguarda l’economia, l’Italia è vista come uno dei paesi maggiormente ‘divisi’ del mondo sviluppato. Con un coefficente di Gini regionale (una misura del grado di diseguaglianza) di 0,3 l’Italia è quasi tre volte più ‘ineguale’ dell’Olanda, dato espresso da tutti i parametri economici. Il salario medio nello Stivale è quasi due volte più alto nel Nord che nella Punta e nel Tacco. In alcune regioni del Nord non c’è praticamente disoccupazione giovanile, mentre nel Sud si arriva a volte sino al 40%.
[Articolo originale "Hoe uitzichtloos is de crisis? De zeven plagen van Italië " di Michael Persson]


















Non sono d’accordo su tutto quello che scrive il sig. persson.
-Istruzione: In Italia i diplomati delle scuole superiori sono equivalenti ai diplomi di lauree brevi delle università Europee ( in Italia si accede all’università dopo i 19 anni, all’estero dopo i 16 anni cioè dopo la 5a ginnasiale o ex 5a tecnica delle nostre scuole).Quindi se si tiene conto di questo, il livello di istruzione degli italiani è tra i piu’ alti dEuropa. Questo è dimostrato dal fatto che molti laureati italiani vanno a lavorare in altri paesi europei dove i laureati mancano.
- Piccole aziende: E’ una fortuna che in Italia ci siano molte piccole aziende, perchè in esse c’è maggiore e piu’ veloce innovazione delle grosse indusrie e maggiore produttività. Se l’Italia è la 2a potenza industriale d’Europa lo dobbiamo alle piccole industrie, mentre le grandi succhiono solo soldi allo stato.
- Mercato del lavori immobile: Proprio per merito delle piccole aziende l’Italia ha un tasso di discoccupazione in calo e tra i piu’ bassi d’Europa, tant’è vero che due milioni di extracomunitarii lavorano stabilmente.
- Poca inovazione: Anche questa tesi è una sciocchezza: Le piccole aziende italiane si rinnovano con rapidità e sono perciò molto competitive.
- Troppa burocrazia: E’ vero che in Italia c’è troppa burocrazia, ma le piccole aziende adottano sistemi veloci per superare gli ostacoli.
- Lentezza giudiziaria: E’ Vero che in Italia il sistema giudiziario, anche con organici pieni, è lento e improduttivo. Speriamo che un governo forte riesca a risolvere questo annoso problema.
- Differenze Nord-Sud: E’ vero che ci sono molte differenze tra nord e sud, però il tenore di vita e la disoccupazione non sono molto differenti se si tiene conto che nel sud molti, specialmente extracomunitari, lavorano in nero (purtroppo), e continuano ad essere iscritti nelle liste dei disoccupati. Quindi la differenza, tra nord e sud, del tenore di vita è forse solo teorica.
@dinoerre
1. Il livello di istruzione italiano e’ basso rispetto agli altri Paesi europei e da pure un dato preciso
“Le competenze di un 15enne italiano sono, secondo le stime dell’OCSE tra le più basse rispetto a quelle degli studenti degli altri paesi europei.”
I laureati italiani vanno all’estero perche’ ci sono stipendi piu’ alti e piu’ meritocrazia e non per l’abbondanza dei laureati
2. Le piccole aziende non portano innovazione perche’ non hanno molti soldi da investire in Ricerca e Sviluppo, l’Italia e’ la quarta potenza industriale in Europa e non la seconda (dopo Germania, Francia e Inghilterra)
3. La disoccupazione in Italia e’ a 2 cifre con punte del 30% tra i giovani il che ci pone giusto dietro la Spagna
4. Burocrazia, hai ragione basta dare una mazzetta e risolvi il problema ma va bene per gli italiani non certo per chi deve investire dall’estero o chi vuole lavorare onestamente
5. Nord-Sud, farsi un vanto degli extracomunitari illegali che lavorano illegalmente da il livello di degrado della Nazione ed il giornalista parla di salario medio percepito (legale)
Si vede che l articolo e proprio scritto da un olandese.
Punto per punto:
1) L’Italia e un paese manifatturiero. Ha piu bisogno di operai che di laureati. Visto il tipo di economia di laureati al momento ce ne sono fin troppi..per questo finiscono spesso a fare lavori al di sotto del loro livello.
2) Non sono le grandi aziende che hanno causato tutti i casini economici degli ultimi anni?
3) Ma dove? Ma se l indeterminato non te lo fa piu nessuno..d accordo pero sul discorso delle tasse troppo alte. Peccato che quei geni dell FMI vogliano alzarle ancora.
Mettiti d’accordo con quell’altro sopra, uno dice che ci sono troppi laureati tanto che bisongna esportarli mentre tu sostieni che i laureati non servono (con chi fate l’innovazione nelle aziende senza laureati e specializzati?)
Per quanto riguarda il manifatturiero e la bassa specializzazione molti poli produttivi italiani si stanno trasferendo in Romania per il minor costo della lavorazione che non vale la pena fare in italia dove si punta a lavori di basso livello perche’ tanto non si fa innovazione (anche su questo mettimi d’accoordo con quello sopra che dice che c’e’ innovazione)
Non vedo la differenza con quello che dice Dinoerre riguardo ai laureati, Non dico che non servono per nulla. Ma che ne servono meno che in altri paesi europei che hanno un’economia basata sui servizi piu che sulla manifattura.
Ecco perche l Italia esporta laureati all’estero dove servono.
Se mancassero i laureati in Italia, i pochi laureati disponibili troverebbero lavoro subito con stipendi alti no?
Appunto per la mancanza di concorrenza.
Invece non mi pare che in Italia ti tirino il lavoro dietro solo perche hai la laurea (escluse le lauree poco diffuse), cosa che succederebbe se i laureati fossero davvero troppo pochi.
Se un idraulico trova lavoro piu facilmente di un laureato in giurisprudenza e semplicemente perche al paese servono piu idraulici che laureati in giurisprudenza.
L’innovazione manca in Italia ma si puo fare pure con i periti degli istituti tecnici. Non serve per forza il laureato. Soprattutto se si tratta di innovazione di processo e non R&D pura.
In effetti di piaghe tutte italiane ce ne sono eccome. A leggere questo articolo viene un pò di sconforto, ma è tutto vero, verissimo. Hai colto appieno i punti deboli del nostro sistema…questioni non facili da affrontare. Io sono convinto che in un momento così delicato come quello attuale ci sia bisogno di capire che prospettive (che vie di uscita?) si possono prospettare a noi giovani e non solo. Io ho vissuto tanti anni in Belgio, ma adesso sono tornato a casa, in Toscana. Qui la situazione non è forse tanto drammatica come altrove e le iniziative per fare luce sulla situazione sociale del momento sono tante. Tra qualche giorno, per esempio, a Legoli (che poi è una discarica esemplare), ci sarà il premio Nobel Mortensen e parlerà proprio del rapporto tra crisi, futuro e lavoro. Io ci vado, sperando di cogliere qualche perla che possa guidare me e la mia famiglia verso un futuro più roseo. Se vuoi diffondere la notizia forse faresti un favore ad altri. Grazie, ciao
si ma fab chi cazzo è, capitan olanda?