[Frankfurter Rundschau]
Il “fascismo moderato” dei politici italiani
Roma. Gianni Alemanno, proprio in occasione di un viaggio in Israele durante il quale ha anche fatto visita allo Yad Vashem, il museo israeliano sull’Olocausto, ha esposto al meglio le sue considerazioni in merito al fascismo. «Non sono e non sono nemmeno mai stato convinto che il fascismo sia stato il male assoluto, esso è stato un fenomeno complesso», ha dichiarato il sindaco di Roma, che si colloca tra le file politiche del partito nazionalista di destra Alleanza Nazionale (AN). Molti, continua Alemanno, si sarebbero associati al fascismo «con delle buone intenzioni». «Il male assoluto sono state le leggi razziali che dal fascismo hanno avuto origine e che ne hanno decretato la fine politica e culturale».
Alemanno ha preso così le distanze dalle dichiarazioni di Gianfranco Fini, presidente di AN, che cinque anni fa a Yad Vashem aveva definito il fascismo “male assoluto”. Con queste parole Fini aveva voluto redimere definitivamente il suo partito, nato da schieramenti post-fascisti del “Movimento Sociale Italiano” (MSI).
In Italia le esternazioni “relativizzanti” di Alemanno hanno generato sentimenti di indignazione: Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) ha affermato che non è possibile scindere il fascismo dalle leggi razziali. Il predecessore di Alemanno al campidoglio, il leader dell’opposizione Walter Veltroni ha definito le “relativizzazioni” come “offesa per Roma”.
Il ministro della difesa aggrava la situazione
Poco dopo Ignazio La Russa, anche lui membro di AN, ministro della difesa del governo Berlusconi, getta benzina sul fuoco. «Rinnegherei la mia coscienza se non volessi pensare anche agli altri soldati, a quelli della Repubblica di Salò, per esempio, che allo stesso modo credevano di difendere la patria e che hanno combattuto contro l’assedio di inglesi e americani» ha dichiarato La Russa in occasione del giorno della memoria per l’armistizio che venne annunciato l’8 settembre 1943.
Il Presidente Giorgio Napolitano, che ha preso parte alle celebrazioni e che durante la guerra ha combattuto con la Resistenza contro i fascisti ha ricordato i 600 000 italiani che per principi di coscienza si erano rifiutati di aderire all’esercito della Repubblica di Salò, stato fantoccio istituito da Hitler, e che per questo furono deportati in campi di concentramento. «Hanno mostrato senso del dovere, lealtà e valore e sono per questo divenuti simboli della Resistenza», ha dichiarato Napolitano.
Gli avvenimenti dimostrano che nonostante la svolta democratica di AN ordinata da Fini, all’interno del partito sono ancora molti a magnificare il fascismo e il suo massimo leader Benito Mussolini. Gli “eccessi” come le leggi razziali sono da imputare alla “pressione” Hitler, figura molto più spietata, avrebbe esercitato sul Duce. Molti esponenti politici di AN, tra cui La Russa, sono evasivi sul loro passato di “picchiatori” nelle frange di estrema Destra.
Queste revisioni “in positivo” della storia vanno ben oltre i confini di partito di AN. Molti italiani la pensano come il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nel 2003 ha affermato che il Duce sarebbe stato un «dittatore buono», tanto da aver mandato i suoi oppositori «in vacanza all’estero». Una rielaborazione autocritica della storia è resa però più difficile dal fatto che la sinistra veneri i combattenti della Resistenza come dei santi, benché si sia da lungo già dimostrato che, allo stesso modo, nel corso della loro lotta contro il fascismo, i Partigiani abbiano compiuto gravi delitti.





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