Suscita polemiche la decisione del Tribunale supremo federale di negare l'estradizione dell'ex terrorista

La decisione della suprema corte di liberare l’assassino Battisti equipara il nostro paese a una repubblica delle banane

Veja

“Una sentenza del giudice non si discute, si esegue”.
Questo può essere valido per i pubblici poteri, ma per un giornalista è obbligatorio discutere di una sentenza del giudice.

Perciò voglio subito precisare a chiare lettere la mia opinione: il nostro paese è stato coperto di vergogna dalla sentenza della Corte Suprema che per sei voti a tre (fortuna che ci sono stati questi tre) ha deciso di mettere in libertà l’ex terrorista italiano Cesare Battisti, condannato all’ergastolo in Italia in vari processi per quattro omicidi commessi negli anni ‘70.

Battisti dal 2007 era detenuto da parte della Polizia Federale a Brasilia, in attesa di una sentenza finale sulla richiesta di estradizione sollecitata dall’Italia. Non ha mai scontato la pena nel suo paese per i reati commessi. È stato latitante in Francia, ed è passato per altri paesi prima di stabilirsi nella terra dove tutto è permesso, il vecchio e buon Brasile.

La Corte Suprema nel 2009 decise per l’estradizione, ma lasciò all’allora presidente della Repubblica la decisione finale. L’allora ministro della Giustizia Tarso Genro, intransigente difensore dei criminali, adduceva che avrebbe potuto essere “perseguitato” in Italia se vi fosse stato rispedito.

Nell’ultimo giorno della sua presidenza Lula decise di non concedere l’estradizione a Battisti, basandosi su un assurdo parere dell’Avvocatura Generale, che nella linea di Tarso Genro sosteneva che Battisti se estradato nel suo paese avrebbe corso rischi per la sua incolumità. Come se l’Italia non fosse la democrazia strutturata che è, ma piuttosto una Corea del Nord, o una Somalia. In quell’occasione scrissi un post indignato al riguardo.

Di tutto quello che è stato detto durante le sei lunghe ore di camera di consiglio, vorrei sottolineare solo tre passaggi dei discorsi dei membri di minoranza.

1) Il significato dell’esistenza della Corte Suprema

Poiché la Corte Suprema non è stata messa a conoscenza del ricorso presentato dal Governo italiano, il ministro Gilmar Mendez [i membri della Corte Suprema si chiamano ministri, N.d.T.] ha posto la questione se, delegando alla Presidenza l’ultima parola in un processo di estradizione, la Corte non avesse perso il significato della sua esistenza. Secondo il sito di Veja, ha fatto questo paragone: “Se così fosse, il ruolo del tribunale diventa quello di un club ricreativo letterario-poetico”.
Mendes ha ricordato che la Corte aveva raccomandato al gran vizir della presidenza Lula di tener fede all’accordo internazionale con l’Italia, e che il presidente non avrebbe potuto decidere di tenere Battisti in Brasile con la motivazione che nel suo paese sarebbe stato un “perseguitato” politico:
“Stiamo parlando di una persona condannata per quattro omicidi. Non stiamo parlando di qualcuno arrestato per adescamento.”

2) Nessun grave motivo per supporre che Battisti sarebbe sottoposto a “condizioni disumane” in Italia

Secondo il ministro Ellen Gracie non ha fondamento il parere dell’Avvocatura Generale che ha appoggiato la decisione di Lula:
“Ho letto e riletto il parere dell’Avvocatura al presidente, e non vi ho trovato nessuna menzione a un solo grave motivo, a un solo indizio che ci potesse far credere che l’estraditando (Battisti) sarebbe stato sottoposto a condizioni disumane (in Italia)”.

3) Lula non ha dato esecuzione alla legge e alla sentenza precedente della Corte Suprema

Dal canto suo, il presidente della Corte, Cezar Peluso – che peraltro arrivò alla Corte designato da Lula nel giugno del 2003 – è andato dritto al punto:
“Sono convinto che il signor presidente della Repubblica in questo caso non ha dato esecuzione alla legge e alla sentenza della Corte”.
Questi tre ministri hanno svolto il proprio ruolo e hanno dissentito da una sentenza che in questo episodio equipara il nostro paese di fronte all’Italia, all’Unione Europea e al mondo, a una repubblica delle banane.

[Articolo originale "Decisão do Supremo de soltar o assassino Battisti equipara o país a uma república de bananas" di Ricardo Setti]

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Traduzione di:
Amina IacuzioItalia Amina Iacuzio
Giornalista e traduttrice free lance, vive tra Roma e Parigi. Ogni anno passa un periodo in Brasile, paese di cui si è innamorata vent’anni fa. Per Italiadallestero traduce dal Portoghese. Dice: “Presto ci dovremo rendere conto che questo paese, al pari di Cina ed India, è un vero gigante”.
Revisione di:
Marco PinzutiFederica  D’andrea