Un voto per beffarsi dell’Italia

[The Guardian]

Silvio Berlusconi ne è uscito illeso, ma il suo paese non avrà questo privilegio

Il dramma del voto di fiducia nei confronti del governo Berlusconi di oggi risiede nel fatto che, qualunque fosse stato il verdetto, Berlusconi non avrebbe perso. L’esito, certo, si è avuto sul filo del rasoio, perlomeno al Parlamento. In ritardo, sono state portate sulla sedia a rotelle anche deputate incinte di svariati mesi, pur di far votare la sfiducia al governo. Ma invano: al di là di ogni previsione, il fuggitivo ce l’ha fatta ancora una volta. Il Senato ha confermato la propria fiducia con 162 voti contro 135 e 11 astenuti; la Camera dei Deputati non si è mostrata altrettanto decisa (314 sì contro 311 no), ma Berlusconi era già fuori pericolo.

Tutti gli ingenui cronisti che la scorsa settimana affilavano le matite per scrivere il necrologio politico di Berlusconi dovranno ripensarci. La carriera di uno tra i più bizzarri e inquietanti pagliacci d’Europa è ben lungi dal terminare. E anche se avesse perso, non avrebbe avuto grande importanza. Berlusconi è troppo furbo per fondare la propria sopravvivenza sulle sabbie sempre mobili della politica italiana e su parlamentari capricciosi e voltagabbana.

Durante gli ultimi vent’anni, ha fatto sì che il Parlamento non fosse più il luogo dove un Presidente del Consiglio viene giudicato. Non è lì che avvengono i veri dibattiti o dove vengono prese le decisioni importanti. Il vero teatro della politica italiana è lo studio televisivo e Berlusconi, ovviamente, possiede la stragrande maggioranza degli studi. Anche nel caso in cui avesse perso la fiducia oggi, avrebbe portato il Paese a nuove elezioni e le possibilità sono che – come nel 1994 e nel 2001 e infine nel 2008 – avrebbe ottenuto una vittoria schiacciante. D’altronde, lui conosce i segreti della seduzione.

L’unico vero perdente purtroppo è l’Italia. Il prezzo della sopravvivenza di Berlusconi è la stagnazione politica. La data per il voto di oggi è stata fissata quasi un mese fa, da allora il Parlamento è rimasto paralizzato: nessuna decisione, nessuna direzione. Berlusconi adesso si ritroverà con una maggioranza ridotta al minimo e, considerata la dubbia lealtà dei deputati italiani, non c’è nessuna garanzia che qualche legge riesca a passare.

Più che alla fine dei giochi, siamo a un punto morto. Il paese sembra del tutto incapace di liberarsi dal suo “Quarto Potere”. Parte del problema risiede nel fatto che Gianfranco Fini, l’uomo che ha scatenato la crisi, purtroppo difetta di cojones. Dopo aver creato scompiglio nel governo Berlusconi, Fini ha poi pensato bene che i suoi ribelli avrebbero dovuto astenersi, anziché votare contro. È un po’ come se un pugile accettasse di partecipare a un incontro e poi si rifiutasse di tirare pugni; come un calciatore che si tuffa in area per farsi assegnare un calcio di rigore che subito dopo si rifiuta di calciare. Se si dice che Berlusconi è vigoroso e pieno di audacia, Fini invece sembra un vile. Addirittura tre dei suoi ribelli hanno votato per Berlusconi, oggi. Davvero ribelli!

La sinistra all’opposizione, poi, è debole e divisa. Si parla sempre di leadership e il partito tentenna tra principi e opportunismo, tra il comunismo europeo di vecchio stampo e una noiosa confusione centrista. I mutevoli seguaci di Fini potrebbero, teoricamente, formare un’alleanza con l’opposizione di sinistra, ma non è nei piani: un’alleanza tra ex-fascisti ed ex-comunisti richiederebbe, anche per gli standard italiani, una flessibilità ideologica straordinaria.

In passato una possibile soluzione poteva essere la nomina di un “governo tecnico”, una coalizione di politici neutrali per portare il paese in salvo. Ma questa alternativa non è stata più usata da quando Berlusconi è entrato in politica, all’inizio degli anni ‘90 e non c’è possibilità alcuna che lui e Umberto Bossi, leader della Lega Nord, si facciano da parte per lasciar spazio a qualche umile servitore dello stato. Loro sono intenzionati a rimanere esattamente lì dove si trovano.

Come ripetuto ieri da Berlusconi: “Non mi dimetterò mai”. È chiaro, non darà mai le dimissioni. Non compirà mai questo gesto eroico. Continuerà sempre a fare ciò che è nel suo interesse, piuttosto che nell’intersse del paese. E così gli italiani restano prostrati da un uomo che li mette in imbarazzo ogni qual volta si affaccia sulla scena mondiale; un uomo così ossessionato dal sesso che al confronto Benny Hill sembra austero; un uomo che non va in tribunale perché è al potere.

Il motivo principale che ha scatenato gli scontri di oggi a Roma è da individuarsi nella frustrazione acuta di fronte all’impossibilità di rimuoverlo dall’incarico. Ma la vera tragedia non è ciò che lui ha fatto, piuttosto ciò che deve ancora fare. Anche i più ferventi ammiratori di Berlusconi restano perplessi quando si chiede loro di nominare una mezza dozzina delle iniziative adottate dal 1994 e di cui si sentono particolarmente orgogliosi. Con tutte le sue vittorie schiaccianti e gli anni al governo, lui non ha ottenuto nulla. La sua promessa-simbolo in ogni anno delle elezioni è stata quella di voler costruire un ponte sullo stretto di Messina. Provate a cercarlo, la prossima volta che passate da quelle parti. Potrebbe aver promesso anche il vaso pieno di monete d’oro lì dove nasce l’arcobaleno.

Ironicamente, in tanti sospettano che sia sopravvissuto al voto di fiducia proprio per aver promesso questo agli incerti: un vaso pieno d’oro per ciascuno.

[Articolo originale "A vote to mock Italy" di Tobias Jones]

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2 commenti per Un voto per beffarsi dell’Italia

  • Romano Rossi

    ITALIANO vivente da 50 anni all’estero. Mezzo secolo a “lottare” con fierezza contro tutte le speci di offese al mio PAESE. Sindrome dell’emigrante povero. Appreso autodidatticamente 4 lingue oltre la mia. Il modo con il quale è stato trasformato, scusate, RIMBECILLITO
    dal 1994 a oggi mi fa PIANGERE letteralmente. E nella vita quotidiana, di meno in meno voglia di sbandierare il mio Passaporto.
    SPERIAMO…. ma proprio non ssaprei in cosa.
    Saluti !

  • Romano Rossi

    ITALIANO vivente da 50 anni all’estero. Mezzo secolo a “lottare” con fierezza contro tutte le speci di offese al mio PAESE. Sindrome dell’emigrante povero. Appreso autodidatticamente 4 lingue oltre la mia. Il modo con il quale è stato trasformato, scusate, RIMBECILLITO
    dal 1994 a oggi mi fa PIANGERE letteralmente. E nella vita quotidiana, di meno in meno voglia di sbandierare il mio Passaporto.
    SPERIAMO…. ma proprio non ssaprei in cosa.
    Saluti !

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