L’abbondanza di patrimonio artistico in Italia produce indifferenza

The Guardian

La conservazione non è al primo posto nella scala di valori di una nazione disseminata di acquedotti, anfiteatri e altri siti di importanza culturale.

Essendo direttore generale del Dipartimento per i Beni Storici del Ministero per le Attività Culturali, Roberto Cecchi deve scegliere attentamente le parole. Gli ultimi tagli al bilancio approvati lo scorso mese non erano tanto ingiusti, azzarda, quanto “insufficientemente valutati”. Diversamente dalla Spagna, l’Italia sta effettuando tagli ad un livello già straordinariamente basso di sostegno al suo patrimonio storico. Una nazione disseminata di acquedotti e anfiteatri, piazze medievali e palazzi rinascimentali devolve per la loro tutela una parte di budget decisamente inferiore rispetto ad altri paesi con meno beni da valorizzare.

Secondo gli ultimi dati comparativi dell’ OCSE del 2006, l’Italia ha devoluto solo lo 0.8% della spesa pubblica per la cultura e il tempo libero, ponendosi al ventiduesimo posto in una lista di 27 nazioni i cui dati erano disponibili. La Francia, come la Spagna, ha investito circa il doppio. Secondo Cecchi, “L’Italia non ha mai investito a sufficienza nella cultura,”. “La Francia ha 20 musei nazionali. L’Italia ne ha 400. In Francia ci sono 25000 edifici sotto tutela. Qui siamo tra 350000 e 400000.” E aggiunge: ” Se non lavoriamo per proteggere questo enorme patrimonio, se ci concentriamo semplicemente sui casi più eclatanti come il Colosseo e Pompei, rischiamo di perdere il resto.”

Pochi dei turisti che arrivano a Roma in taxi si rendono conto mentre attraversano velocemente ad esempio Porta San Giovanni, che le mura su entrambi i lati vennero costruite nel terzo secolo. Le cosiddette Mura Aureliane, di cui restano circa 12,5 km, sono tra le glorie della Città Eterna. Nonostante ciò i romani le danno per scontate col risultato che si stanno gradualmente sgretolando. Un tratto di 15 metri è crollato nel 2007.

Le Mura Aureliane sono forse la struttura più grande sulla “lista rossa” di Italia Nostra. Per ora considera solo sette regioni italiane su venti, ma comprende già i nomi di 60 fra edifici e siti gravemente in pericolo. Sono presenti castelli poco noti, lontani dalle rotte turistiche, come quello di Olcenengo in Piemonte, e siti archeologici di riconosciuta importanza, quale l’insediamento greco di Selinunte in Sicilia, con il suo magnifico Tempio di Era ricostruito.

Ci sono intere nazioni con un patrimonio storico molto meno illustre di quello compreso in questa lista rossa e che, afferma Cecchi,  potrebbero aiutare a capire perché i governi italiani siano stati tradizionalmente così indifferenti nei confronti della conservazione. “Quando hai qualcosa,” dice, “c’è la tendenza a pensare che l’avrai per sempre”.

[Articolo originale “Italy’s abundance of heritage sites leads to indifference” di John Hooper]

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Loredana Spadola