Quando Berlusconi s’improvvisa restauratore d’arte antica

Le Figaro

Il Presidente del Consiglio ha restituito il pene e le mani alle statue di Marte e Venere, che il tempo aveva loro sottratto, scrive la Repubblica. Una licenza artistica contraria alle regole italiane di restauro delle opere d’arte.

Le preoccupazioni estetiche di Silvio Berlusconi non si limitano solo alla sua persona. Il presidente del Consiglio italiano, che non nega di aver fatto ricorso alla chirurgia estetica per conservare la giovinezza del proprio viso, ha approvato dei miglioramenti controversi sulle due statue antiche che adornano la sede del governo a palazzo Chigi. Le rappresentazioni di Marte e Venere, del 175 d.C., si sono viste aggiungere pene e mani mancanti. A costo di danneggiare la reputazione della scuola italiana di restauro e offendere i puristi dell’antichità.

Restaurare alla perfezione le opere antiche, una strategia in voga dal 17.mo al 19.mo secolo, non è più la metodologia seguita al giorno d’oggi. Al contrario, la prassi in vigore in Italia prevede che i restauri non debbano ingannare gli spettatori ma mostrare le differenze fra l’opera originale e ciò che invece è stato rinnovato. Secondo la Repubblica, questo spergiuro artistico è imputabile a Berlusconi che avrebbe richiesto espressamente questo [tipo di] restauro. “Perché le sculture cinesi sembrano nuove, mentre alle nostre mancano braccia e teste?”, si sarebbe lamentato il Cavaliere con il suo architetto. Ancora peggio, questa fantasia prostetica, autorizzata dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stimata in 70 000 euro. Una spesa non indifferente in un periodo in cui è d’obbligo un piano di austerità, il ministero della Cultura ha subito dei tagli drastici. Il budget per la tutela del patrimonio artistico è infatti diminuito del 46%.

Emozione al Parlamento

La polemica è sbarcata in Parlamento. L’opposizione di sinistra, rappresentata dal Partito Democratico PD, ha interpellato il ministro della Cultura Sandro Bondi, rimproverandogli di “cedere ai capricci e alle follie del presidente del Consiglio”. “[Chiediamo] che Bondi ci dica se è normale che in violazione delle regole, queste statue siano state sottoposte a veri e propri interventi di chirurgia estetica”, ha dichiarato con enfasi una deputata. Il ministero della Cultura ha risposto che questo restauro era stato effettuato “facendo ricorso a metodologie e soluzioni tecniche innovative applicate per la prima volta a una scultura dell’età classica”. “Le sostituzioni sono assolutamente reversibili. Si tratta di ricostruzioni in resina che aderiscono ai punti di frattura grazie a dei magneti”, sottolinea il ministero.

L’architetto che lavora per Silvio Berlusconi è anche’egli intervenuto per difendere il Cavaliere. Mario Catalano assicura di essere l’ideatore del restauro, che non gli sarebbe stato commissionato da Silvio Berlusconi. Per i lavori, afferma al giornale inglese Guardian, non sono stati utilizzati i soldi dei contribuenti. Secondo le sue spiegazioni, i 10 esperti in restauro che hanno operato sulla coppia divina “lavorano per il governo”.

Non è la prima volta che questo Marte e questa Venere, che hanno i tratti di Marco Aurelio e della consorte Faustina, sono al centro di controversie. La coppia è un prestito del Museo Romano delle Terme di Diocleziano fino al 2013, data di termine dell’attuale legislatura. Il trasferimento, che priva il pubblico dell’opera, non è stato gradito da tutti. Quando le statue torneranno al museo, è probabile che le modifiche apportate da Silvio Berlusconi verranno tolte. Già nel 2008 il Cavaliere aveva lasciato il segno (effimero) su un’opera. Durante una conferenza stampa, il seno di una donna raffigurata in un affresco del pittore veneziano del 18.mo secolo Tiepolo era stata mascherata poiché rientrava nelle inquadrature delle telecamere.

[Articolo originale "Quand Berlusconi s'improvise restaurateur d'art antique" di Constance Jamet]

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Revisione di:
Claudia Marruccelli