Il patrimonio artistico italiano, più unico che raro, riguarda tutti

The Guardian

La ricca storia del paese è vitale per tutti tranne che per il governo di Berlusconi, ora in pericolo. Non sarebbe ora di istituire un Fondo Internazionale?

Proteggere il patrimonio artistico è un problema di tutti. Eppure si pensa ancora che sia un problema nazionale. Questo è un atteggiamento miope e pericoloso: nel momento in cui l’economia internazionale fa fatica a riprendersi e diversi paesi affrontano la crisi in modo diverso, i lavori d’arte e di architettura sono a rischio ovunque.

Il tragico crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei e lo sciopero degli impiegati museali italiani contro i tagli della finanziaria evidenziano una potenziale catastrofe nel cuore culturale dell’Europa. Dal XVI secolo innumerevoli viaggiatori hanno compiuto il loro pellegrinaggio in Italia per abbeverarsi alla fonte dell’eccellenza artistica. Il patrimonio culturale del Paese, dagli antichi templi greci agli affreschi di Giotto e Michelangelo, è a dir poco impressionante per la sua ricchezza e nessuno può affermare che queste meraviglie abbiano un valore puramente nazionale.

Eppure la brutale politica nei confronti dei beni culturali del governo Berlusconi – che sta compiendo ciò che molti temono che il nostro governo potrebbe fare qui ai nostri musei, se non peggio – mette in pericolo il prezioso tessuto della nazione.

Cosa si deve fare? Noi non possiamo fare nulla di certo, visto che, per quanto ne sappia, non ci sono istituzioni che possano intervenire. Il Fondo Artistico svolge un ottimo lavoro nel proteggere l’arte britannica, il Fondo Nazionale tutela i monumenti e il paesaggio inglese, ma entrambi non servono a nulla in questo contesto. Altri paesi sono ugualmente provinciali riguardo alla loro eredità culturale, che i francesi chiamano il “patrimonio” nazionale.

Allora i britannici amanti dell’arte come possono aiutare i musei italiani? Qualcuno ha qualche suggerimento? Un’eccezione a questo provincialismo è stato lo sforzo internazionale per salvare Venezia. Britannici entusiasti come John Julius Norwich e i fondatori di “Venezia in pericolo” hanno giocato un ruolo molto importante nel sostenere la città che sta affondando.

Adesso a Venezia le facciate di molti edifici centrali sono coperte da enormi cartelloni pubblicitari, visto che degli sponsor privati pagano per i restauri e i lavori di costruzione. A me stanno troppo a cuore i tesori italiani per usarli come merce di scambio politico. Se gli sponsor privati o degli investimenti possono avere un ruolo, come a Venezia, questo va bene. Le pubblicità che coprono i palazzi non piacciono a “Venezia in pericolo”, ma sicuramente sono meglio dei crolli, no?

C’è bisogno di una globalizzazione delle iniziative artistiche, come un Fondo Mondiale d’Arte o un Fondo Internazionale. Non ci può essere ripresa economica se si guarda solo agli interessi personali, né è possibile proteggere la grande arte in questo modo.

[Articolo originale “Italy’s arts heritage is in a class, not a world, of its own” di Jonathan Jones]

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