E’ morto il produttore Dino De Laurentiis

The Guardian

Oggi, dopo l’annuncio della morte di Dino De Laurentiis, a 91 anni, la fine dell’era dei produttori straordinari, il cui nome nei titoli di testa era garanzia di emozioni da opera e spettacoli magnificenti, è sembrata ancora più vicina.

Un uomo la cui piccola statura (era alto circa 1.60m) non fu d’ostacolo alla sua enorme ambizione o alla sua prodigiosa produttività (più di 500 film). De Laurentiis iniziò la sua carriera vendendo la pasta della sua famiglia. Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale, diventò produttore cinematografico raggiungendo velocemente la fama con il classico del 1949 “Riso amaro”, diretto da Giuseppe De Santis, e poi con vari successi neorealisti realizzati in collaborazione con Carlo Ponti, tra i quali “La Strada” del 1954 e “Le notti di Cabiria” del 1957, entrambi di Federico Fellini.

De Laurentiis continuò poi da solo, e produsse una serie di film che riflettevano sia la sua ricerca del successo commerciale sia la sua “joie de vivre”, tra i quali la parodia di James Bond “Se tutte le donne del mondo”, uno spaghetti western “Anzio” (1968) e “Barbarella” (1968). Tuttavia l’industria cinematografica italiana non era fiorente come durante i dieci anni precedenti, così decise di lasciare il Paese per gli Stati Uniti all’inizio degli anni ’70, dove fondò il suo studio in North Carolina. Questo diventò la centrale creativa di quelli che già all’epoca erano considerati dei classici (o dei film cult), tra cui “Serpico” di Sidney Lumet (1973), “Desiderio di morte” di Michael Winner’s (1974), “I tre giorni del condor” di Sidney Pollack, l’ultimo film di John Wayne “ll Pistolero” (1976), “L’uovo di serpente” di Ingmar Bergman (1977) e il film che ha reso famoso Arnold Schwarzenegger “Conan il barbaro” (1982). Egli lavorò con successo anche con David Lynch, realizzando “Dune” nel 1984 e “Velluto blu” due anni dopo. Questi film, come altri, quali “Ragtime” nel 1981, sono stati un esempio del talento di De Laurentiis non solo come un punto di riferimento cinematografico della vecchia scuola, pronto a dare montagne di soldi per qualunqe genere gli piacesse, ma anche come produttore con il coraggio di affrontare dei rischi e l’abilità di notare i talenti più promettenti.

Eppure, per un certo periodo di tempo, il suo nome diventò sinonimo di un particolare tipo di cinema costoso, che nonostante non fosse un fiasco completo, comunque era abbastanza di cattivo gusto. Film come il remake del leggendario “King Kong” (1976), il film della balena assassina “L’Orca” (1977), il film apocalittico “L’Uragano” (1979), il remake di “Flash Gordon” (1980), “Halloween II” (1981), seguito del classico film dell’orrore di Carpenter del 1978, e “King Kong vive” del 1986, fecero si’ che fosse chiamato “Dino De Horrendous” dai critici Harry and Michael Medved nel 1980.

Di recente, De Laurentiis era stato il promotore delle trasposizioni su grande schermo dei romanzi di Thomas Harris su Hannibal Lecter, a partire da “Manhunter” nel 1986, saltando “Il silenzio degli innocenti” del 1991, per poi riprendere la serie con “Hannibal” (2001), “Red Dragon (2002), e “Hannibal Lecter – Le origini del male”, uno di tre stupefacenti titoli da lui realizzati nel 2007. De Laurentiis vinse un Oscar con “La Strada” nel 1954, e ricevette nel 2001 dall’Academy il premio alla memoria “Irving G Thalberg Memorial award”.

De Laurentiis si sposò due volte. Gli sopravvivono sei delle sue sette figlie. Il suo unico figlio, Federico, è morto a 26 anni in un incidente aereo.

[Articolo originale "Film Producer Dino De Laurentiis dies" di Catherin Shoard]

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