Un passo di troppo

The Economist

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E’ come se, negli ultimi 18 mesi, la vita pubblica italiana avesse tracciato un solco circolare e inutile. A maggio 2009 il Paese era in fibrillazione per le rivelazioni della misteriosa amicizia tra il suo settantenne presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e una biondina 18enne aspirante attrice. Un anno e mezzo dopo, l’attenzione è tutta per il rapporto che lega Berlusconi a un’altra 18enne, una ragazza dai capelli nero corvino figlia di immigrati marocchini.

Karima el-Mahorug, sembra che sia questo il suo vero nome (lei preferisce Ruby Rubacuori), ha iniziato a far ballare il mondo della politica il 26 ottobre scorso, quando si venne a sapere che era stata interrogata dal tribunale di Milano nell’ambito di un’inchiesta sul favoreggiamento della prostituzione basata su accuse che coinvolgono tre persone vicine a Berlusconi. Venne fuori anche che la el-Mahroug aveva raccontato ai magistrati di festini ai quali avrebbero partecipato molte donne nella villa del Premier vicino Milano. Pare che uno di questi si sia concluso con un gioco erotico chiamato “Bunga Bunga”. La el- Mahroug, scappata di casa e divenuta danzatrice del ventre, ha raccontato che il miliardario leader d’Italia le diede, di sua spontanea volontà, 7mila euro dopo aver ascoltato la sua triste storia.

La storia va molto oltre le semplici insinuazioni o il danno che Berlusconi sta arrecando all’immagine dell’Italia. Lo scorso maggio la polizia di Milano ha trattenuto in stato di fermo El-Mahroug sospettata di furto, salvo poi rilasciarla nonostante fosse ancora minorenne e dovesse essere data in affido. Il questore ha riferito che il commissariato aveva ricevuto una telefonata dall’ufficio di Berlusconi e che il Presidente del Consiglio aveva annunciato di mandare un collaboratore a prendere in custodia la el-Mahroug. Il 2 novembre il giudice di Milano ha stabilito che la polizia aveva seguito la procedura corretta.

Le risposte fornite fino a questo momento da Berlusconi hanno dato credito alle peggiori supposizioni, avendo dichiarato che quello che è successo nella sua casa sono fatti privati, che non ha alcuna intenzione di cambiare stile di vita e che, ad ogni modo, è meglio essere appassionati di belle ragazze piuttosto che essere gay – un’osservazione che ha lasciato sbigottiti i critici più liberali, ma che probabilmente è stata accolta male anche dai fedelissimi di Berlusconi che addirittura potrebbero essere tentati dal fascino ancora più reazionario della Lega Nord, alleata di Berlusconi nella coalizione di centrodestra.

La sfacciataggine si era impossessata del Presidente del Consiglio durante la prima tornata di scandali sessuali del 2009. Funzionerà anche questa volta? Le polemiche dello scorso anno si erano abbattute contro un governo forte. Berlusconi aveva ripulito Napoli delle montagne di immondizia che avevano fatto cadere il precedente governo di centro-sinistra. Era riuscito a fondere con successo il proprio partito con quello dell’ex-neofascista Gianfranco Fini, creando un movimento di destra, il Popolo della Libertà (PdL). Le banche italiane avevano superato la crisi del credito senza quasi venirne sfiorate, e molti elettori credevano ancora alle affermazioni del governo secondo cui l’economia italiana si era comportata, nel complesso, molto meglio di qualunque altro paese in Europa. I suoi indici di popolarità erano dunque alti.

Ma le cose oggi sono diverse. Uno degli ultimi sondaggi attesta il PdL a soli 2,5 punti di vantaggio dal principale gruppo di opposizione, il Partito Democratico. I sostenitori del PdL sono alla deriva dal maggio scorso, quando il governo, con una brusca inversione di marcia, ha annunciato la necessità di un pacchetto di dolorose manovre correttive per evitare che l’Italia facesse la stessa fine della Grecia.

L’amministrazione centrale è come paralizzata, ripetutamente distratta dai suoi compiti dagli scandali finanziari che riguardano ministri e sottosegretari di Berlusconi e dai suoi tentativi di procurasi l’immunità dai procedimenti legali. Il mese scorso il Corriere della Sera ha calcolato che, fatto salvo per quelle di routine, il Parlamento ha approvato solo dieci nuove leggi quest’anno. La Consob, l’organismo che regola il mercato, ha aspettato più di quattro mesi che il governo nominasse un nuovo presidente. E, cosa ancora più inquietante, la spazzatura ha ripreso ad accumularsi per le strade di Napoli.

I detrattori di Berlusconi hanno reagito all’ultimo scandalo con una rabbia neppure immaginabile lo scorso anno. E, cosa ancora più importante, i suoi sostenitori sono molto più pacati nel difenderlo. Il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, a lungo al centro di pettegolezzi i suoi rapporti con Berlusconi, si è dissociata da quanto affermato dal Presidente del Consiglio a proposito dei gay. Lo stesso giorno due deputati hanno rinunciato alla guida del PdL.

C’è una diffusa corrente di pensiero in Italia secondo cui gli scandali segnano l’inizio della fine. Ma potrebbe trattarsi di una partita lunga e molto difficile, poichè colui che ha i mezzi per mettere fuorigioco Berlusconi è il politico che ricaverebbe meno guadagni da tale mossa. A luglio Fini ha guidato una rivolta che ha visto i proprio seguaci staccarsi dal PdL privando in tal modo Berlusconi dalla maggioranza alla Camera. Ora stanno disegnando un nuovo partito. Ma questo non è ancora pronto ad affrontare delle elezioni e Fini sa bene che, qualora facesse cadere il Governo, potrebbe essere descritto dal Presidente del Consiglio come colui che ha tradito il diritto, destabilizzando il Paese in un momento in cui l’Italia e l’Eurozona più in generale hanno bisogno di una guida ferma e sicura.

Fini e i suoi seguaci devono decidere il 7 novembre se uscire o meno dal governo. Se lo faranno, potrebbero scegliere di rimettere la decisione in mano al Parlamento finché non saranno pronti ad escluderlo per sempre. Ma Berlusconi permetterà che questi abbiano la meglio? Potrebbe piuttosto rassegnare le dimissioni, sostenendo che la posizione del suo ex alleato è ormai insostenibile. E questo potrebbe permettergli di presentarsi agli occhi del Paese nel ruolo che gli piace di più, quello della vittima.

Ma ci sono dei rischi. Invece che sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni, il Presidente Giorgio Napolitano potrebbe decidersi per un governo di transizione pluripartitico. E anche se il Presidente spingesse per nuove elezioni, secondo i sondaggi Berlusconi si libererebbe di Fini solo per divenire prigioniero di Umberto Bossi, il leader della Lega Nord.

Fino a che non verrà superata questa impasse, l’Italia rimarrà un paese alla deriva, con un governo incapace di disegnare le politiche di cui ha bisogno (la più urgente di tutte, una strategia per la dare una spinta alla competitività economica). Il mese scorso Emma Marcegaglia, presidente di dell’associazione degli industriali Confindustria, ha dichiarato che l’Italia “non può permettersi” nuove elezioni. Ma neppure un governo che ha smesso di governare.

[Articolo originale "A step too far"]

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