Le spaccature politiche dell’Italia: Silvio il sopravvissuto

The Economist

Il presidente del consiglio italiano supera per il rotto della cuffia un altro scontro politico

Troppe cose spiacevoli sono state dette. Il matrimonio è a pezzi. Si dorme in letti separati ma, per ragioni di convenienza, sotto lo stesso tetto. Questo è l’infelice futuro che sembra attendere il governo conservatore in Italia dopo il voto di fiducia alla Camera dei Deputati, la camera bassa del parlamento, il 29 settembre. La Camera ha approvato, con 342 voti favorevoli e 275 contrari, un rivisitato programma di governo, presentato dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi.

Il voto doveva ricucire una spaccatura nella destra aperta due mesi fa quando i sostenitori di Gianfranco Fini, un tempo il più stretto alleato del presidente del consiglio, hanno fondato il loro gruppo in parlamento, Futuro e Libertà per l’Italia (FLI). La maggior parte dei ribelli ha in realtà sostenuto il programma di Berlusconi. Ma l’hanno fatto con molti “se” e molti “ma”, dando l’impressione di averlo accettato in gran parte perché non ancora pronti per le elezioni, probabilmente necessarie se Berlusconi avesse perso. Non potranno rimanere impreparati a lungo, però. In una pausa del dibattito, Fini ha convocato una riunione per il 5 ottobre per discutere un “nuovo progetto politico”, mostrando la chiara intenzione di fondare un nuovo partito.
L’aria che si respira nella destra italiana è avvelenata.

Dagli inizi di agosto, Fini ha subìto numerosi attacchi da parte dei giornali vicini al premier, che hanno sferzato alcuni colpi diretti. È stato mostrato che un appartamento a Monaco preso in affitto da Giancarlo Tulliani, il fratello della partner di Fini, originariamente lasciato in eredità al vecchio partito di Fini, era stato poi venduto ad un prezzo ribassato ad imprese registrate nell’isola caraibica di Santa Lucia. I giornali sostengono che le società appartengono a Tulliani. Gianfranco Fini ha annunciato che si dimetterà dalla carica di Presidente della Camera, se questo verrà comprovato. (Il Ministro dell’economia di Santa Lucia, senza rispettare le tradizioni della riservatezza corporativa, ha dichiarato che potrebbe essere vero).

La vicenda ha danneggiato Fini. Uno dei principali motivi della sua ribellione è stata l’insoddisfazione nei confronti dell’atteggiamento apatico di Berlusconi riguardo alla presunta corruzione nel suo governo e nel suo partito. Il leader di FLI ha dovuto affrontare anche alcuni contrasti all’interno del suo gruppo di fedelissimi. Alcuni membri vorrebbero rimanere un gruppo all’interno del Popolo delle Libertà (PdL) di Berlusconi. Altri assaporano la prospettiva di appartenere ad un nuovo partito.

FLI rappresenta comunque una vera e propria minaccia al governo, come ha dimostrato l’inaspettata decisione di Berlusconi di chiedere il voto di fiducia. Berlusconi si prefigurava un esito diverso che avrebbe dimostrato di poter ottenere la maggioranza assoluta per i suoi progetti senza il sostegno di FLI. Ma nonostante una campagna di reclutamento che ha aggiunto alcuni disertori alla maggioranza di governo (dando vita a nuove accuse di corruzione da parte dell’opposizione), i dirigenti parlamentari di Berlusconi non sono riusciti a garantire i numeri necessari. Così ha optato per un voto di fiducia che poteva essere vinto con una maggioranza semplice.

Resta da vedere se il risultato ripristinerà la stabilità di cui l’Italia ha bisogno, e per quanto tempo. Per quasi un anno il governo è stato semi-paralizzato. In primo luogo, c’è stata una serie di scandali sulla vita privata del premier. Successivamente, il suo governo è stato sommerso da numerose polemiche su presunte irregolarità perpetrate da ministri e collaboratori. E infine la rottura con Fini.
Berlusconi ha dichiarato al Parlamento che l’Italia ha superato la crisi meglio di qualsiasi altro paese europeo. Ma, anche se il disavanzo pubblico è inferiore rispetto ad altri, questa è una sciocchezza. Il PIL è sceso del 5% nel 2009. L’OCSE prevede che entro la fine del 2010 aumenterà dello 0,1%, trasformando l’Italia nel membro del G7 con la crescita più lenta.

Berlusconi deve ancora trovare un sostituto al Ministro dello Sviluppo Economico che si dimise quasi cinque mesi fa. E il dibattito all’interno del governo su come stimolare la crescita, sempre difficile in un’amministrazione che non ha un’idea unitaria sull’economia, sembra essere a un punto morto.
La vittoria di questa settimana consentirà a Berlusconi di continuare la sua alleanza senza amore con l’onorevole Fini. Ma, come altre collaborazioni di convenienza, questa non offre una solida base su cui costruire progetti per il futuro.

[Articolo originale “Silvio the survivor”]

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Revisione di:
Valentina Muccichini